"Quando c'era Lei" ... e quando c'era lui: il grande teatro della politica italiana
Pubblicato in Politica interna · Venerdì 22 Mag 2026 · 3 minuti

I nostri politici hanno una caratteristica che li accomuna tutti, senza distinzione di colore, appartenenza o ideologia: diventano straordinari quando stanno all’opposizione. Da quella posizione ognuno possiede la ricetta definitiva per risolvere ogni problema del Paese. Tutto sembra semplice: bastano volontà politica, coraggio e qualche decreto “che nessuno prima aveva avuto il coraggio di fare”. Poi però arrivano le elezioni, gli oppositori diventano governo e, come per magia, le soluzioni miracolose svaniscono dentro la complessità della realtà.
Giorgia Meloni è l’ultimo esempio di questa dinamica. Prima delle elezioni del 2022 sembrava che ogni problema italiano potesse essere risolto alla prima riunione del Consiglio dei Ministri: abolizione delle accise sui carburanti, mille euro alle famiglie con un click, superamento delle “gabbie” europee, cancellazione della legge Fornero, blocco navale contro l’immigrazione. Promesse nette, slogan efficaci, certezze assolute. Dopo quasi quattro anni di governo, molte di quelle promesse non solo non sono state mantenute, ma sono state sostituite da bruschi cambi di rotta, spesso inevitabili per evitare contraccolpi economici e istituzionali. Perché governare è infinitamente più difficile che protestare.
Oggi il campione della propaganda d’opposizione è senza dubbio Matteo Renzi. Bisogna riconoscerlo: la campagna “QUANDO C’ERA LEI” è stata una trovata comunicativa geniale. Ironica, evocativa, pungente. Talmente efficace da provocare una lunga lettera di risposta della stessa Meloni al quotidiano.
Ed è proprio qui che la vicenda diventa quasi comica. Per smentire di essere “furiosa”, Meloni ha scritto una lettera pubblica lunghissima al giornale La Stampa spiegando di non essere irritata, di non essersi occupata dei manifesti e di aver persino trovato la campagna “molto efficace dal punto di vista comunicativo”. Come spesso accade in politica, certe smentite finiscono involontariamente per confermare l’esistenza del problema.
Eppure tutta questa brillante ironia perde forza quando a impersonarla è proprio Renzi. Matteo Renzi rappresenta a sua volta uno degli esempi più evidenti del politico formidabile all’opposizione e molto meno convincente al governo. È l’uomo che conquistò il Partito Democratico promettendo una rivoluzione generazionale e riformista, salvo poi lasciare dietro di sé profonde divisioni. È colui che arrivò a Palazzo Chigi promettendo cambiamento e finì per smantellare parti storiche dello Statuto dei lavoratori, liberalizzare i licenziamenti e proporre una riforma costituzionale che molti considerarono eccessivamente centralizzatrice. Ed è anche colui che contribuì alla caduta del governo Conte II, aprendo una fase politica che avrebbe poi portato prima al governo Draghi e successivamente proprio alla vittoria di Giorgia Meloni.
Insomma, la politica italiana sembra intrappolata in un eterno paradosso: i leader danno il meglio di sé quando devono criticare chi governa, ma molto meno quando devono affrontare la realtà del governo stesso. Perché all’opposizione tutto appare facile. Governare, invece, significa fare i conti con vincoli economici, equilibri internazionali, promesse irrealizzabili e una realtà molto più ostinata degli slogan: realtà che però è meglio tenere nascosta agli elettori considerati da tutti semplicemente persone senza cervello (e spesso a ragione).
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