2 Giugno 1946 - 2 Giugno 2026: la Repubblica tradita
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Mercoledì 03 Giu 2026 · 3 minuti

Gli ottant'anni della Repubblica Italiana arrivano probabilmente nel momento più amaro della sua storia recente.
Il 2 giugno 1946 milioni di italiani e italiane scelsero la Repubblica e chiusero definitivamente i conti con il fascismo, la monarchia che lo aveva sostenuto e la tragedia della guerra. Da quella scelta nacque un Paese fondato sui valori della Resistenza, della democrazia, della giustizia sociale, della pace e della partecipazione popolare.
Ideali che trovarono espressione nella Costituzione repubblicana, una delle più avanzate del mondo. Ottant'anni dopo, però, è difficile festeggiare senza provare una profonda inquietudine.
Negli ultimi decenni molti dei principi che avevano animato la nascita della Repubblica sono stati progressivamente indeboliti. Le disuguaglianze sono cresciute, il lavoro è diventato più precario e povero, la partecipazione democratica si è ridotta e la politica ha spesso ceduto il passo alla propaganda e alla personalizzazione del potere.
Negli ultimi anni questa deriva si è ulteriormente accentuata. Per la prima volta dalla fine della guerra il Paese è governato da una forza politica che affonda le proprie radici nella tradizione post-fascista e che conserva nel proprio simbolo la fiamma tricolore ereditata dal Movimento Sociale Italiano, partito fondato dagli eredi del fascismo sconfitto dalla storia e dalla Resistenza.
Attorno a questa area politica continuano a manifestarsi episodi inquietanti: nostalgie fasciste, commemorazioni di gerarchi e criminali del regime, saluti romani, raduni in camicia nera e comportamenti incompatibili con i valori antifascisti che costituiscono il fondamento stesso della Repubblica.
Ma il tradimento degli ideali repubblicani non riguarda soltanto la memoria storica.
Mentre l'articolo 11 della Costituzione sancisce il ripudio della guerra assistiamo a una crescente militarizzazione del dibattito pubblico. Si parla di riarmo come fosse un destino inevitabile. Si destinano decine di miliardi di euro alle spese militari mentre la sanità pubblica soffre una crisi senza precedenti, le liste d'attesa si allungano, le scuole faticano a garantire servizi adeguati e milioni di cittadini vedono ridursi il proprio potere d'acquisto.
In questo contesto appare particolarmente grave il sostegno politico e diplomatico che il governo italiano continua a garantire allo Stato d'Israele mentre a Gaza si consuma una tragedia umanitaria che ha provocato decine di migliaia di vittime civili e suscitato la condanna di una parte crescente della comunità internazionale. Di fronte alla sofferenza di un intero popolo, il silenzio e l'ambiguità rischiano di trasformarsi in complicità.
Per questo il modo migliore di celebrare il 2 giugno non è assistere a una parata militare o ascoltare discorsi retorici. È rileggere la Costituzione. È difendere la sanità pubblica, la scuola, il lavoro, la pace e i diritti. È ricordare che la Repubblica non appartiene ai governi di turno ma ai cittadini.
La Repubblica compie ottant'anni. La domanda che dovremmo porci non è quanto sia lunga la sua storia, ma quanto siamo ancora disposti a difenderne i valori fondanti.
Perché una Repubblica non muore in un giorno. Muore lentamente, ogni volta che si dimentica il motivo per cui era nata.
Non sono presenti ancora recensioni.
La tua opinione è importante per noi e ci aiuta a migliorare il servizio.
