8 Giugno 2025 - Referendum: più di un voto, una battaglia per la democrazia
Pubblicato in Politica interna · Sabato 07 Giu 2025 · 2:45

C'è una soglia che da settimane aleggia come un fantasma nelle discussioni politiche, nei talk show (quando se ne parla), e nei comizi nelle piazze d’Italia: il quorum. Quel famoso 50% più uno che non solo dà validità al referendum, ma in questo caso rischia di trasformarsi nel vero e proprio cuore politico della consultazione del 8 e 9 giugno.
In un’epoca segnata da un astensionismo galoppante — spesso favorito attivamente dalla stessa maggioranza di governo — portare al voto la metà +1 degli aventi diritto non è un dato tecnico, è una vittoria culturale e democratica. Un segnale fortissimo che questo Paese non è solo rassegnazione, delega, scrollata di spalle.
Cinque quesiti, cinque occasioni di cambiamento.
Non si tratta di astruse tecnicalità: parliamo di lavoro, sicurezza, precarietà, diritti civili, cittadinanza. Temi concreti, vitali. Che toccano le vite di milioni di persone. Eppure la destra, quella che governa e che dice di rappresentare “il popolo”, non entra nel merito. Non spiega, non discute. Anzi, invita esplicitamente a non votare. Tajani e Salvini sono stati chiari. E Giorgia Meloni, con un gesto che ha fatto discutere, ha rilanciato con ironia: "Andrò al seggio, ma non ritirerò le schede". Tutto legittimo, certo. Ma anche profondamente contraddittorio.
Che democrazia è quella dove chi governa si vanta del mandato popolare e poi, quando il popolo ha la possibilità di dire la sua, viene invitato a starsene a casa?
Nel frattempo, il segretario della CGIL Maurizio Landini ha attraversato l’Italia come un predicatore laico, con una verve più intensa che ideologica. Ha incontrato studenti, lavoratori, parroci e vescovi, ascoltato le voci della periferia, delle fabbriche, delle scuole. Ha raccolto l’urgenza di una generazione che si sente cittadina senza cittadinanza, che vive in Italia, studia, lavora, ma resta senza voce politica.
Intanto, dai giornali di destra piovono insinuazioni: i referendum servono solo per far arricchire Landini e la CGIL. Il solito giochino sporco del sospetto. Si parla di "rimborsi elettorali" che sarebbero destinati a chissà quali tasche personali. È una menzogna. I fondi – vincolati per legge e utilizzabili solo se il quorum viene raggiunto – servono a coprire le spese di una campagna costruita in piazza, tra la gente, senza i riflettori garantiti ai partiti di governo.
Ma la posta in gioco è molto più alta di qualche rimborso. Il referendum è un’occasione per invertire la rotta, per riscrivere una narrazione tossica sul lavoro, per riaffermare il valore della partecipazione.
Se il quorum sarà raggiunto, vorrà dire che una maggioranza certificata del Paese chiede un cambiamento. E chi oggi invita a non votare dovrà confrontarsi con un fatto semplice quanto potente: che i cittadini, quando decidono di alzarsi dal divano e andare alle urne, valgono più di qualsiasi tweet, più di qualsiasi strategia di comunicazione.
L'8 e 9 giugno si vota. Non per Landini. Non per un partito. Ma per il diritto di contare. Per il diritto di essere presenti. Per la democrazia.
Che inizia sempre con un piccolo gesto: andare a votare.
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