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Addio Europa, se non ora quando ?

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Addio Europa, se non ora quando ?

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica internazionale · Sabato 06 Dic 2025 · Tempo di lettura 3:30


Da giovedì l'immagine che si aggira per l'Europa è quella  i leader europei, sparsi nei loro uffici ovattati di Bruxelles, Parigi, Berlino, Roma, mentre scorrono le due misere paginette che Donald Trump ha dedicato al Vecchio Continente nel suo documento sulla sicurezza nazionale. Due pagine su trentatré, ma sufficienti per stendere un intero continente. E infatti: gelo. Silenzio di marmo. L’unica voce che si alza – ironia della sorte – è quella della presidente del Consiglio italiano, che anziché difendere la dignità dell’Europa, si dice perfino d’accordo con l’uomo che ormai fa coppia fissa con Putin. Il resto dell’Unione ? Muta come una statua etrusca o peggio ancora perseverante nel suo servilismo agli Stati Uniti.
Trump, dal canto suo, non ha bisogno di troppe acrobazie: gli basta il solito repertorio di farneticazioni per demolire un’Europa che non ha più la forza – ma nemmeno il coraggio – di ribattere. Descrive una Ue che erode la sovranità, cancella le identità, censura, indebolisce e/o rinnega le proprie radici culturali. Un continente fragile, flaccido, destinato a diventare irriconoscibile «in vent’anni o forse meno». E mentre lo dice, l’Europa somiglia sempre più a quel ritratto caricato: chiusa, impaurita, priva di slancio, incapace di trovare una voce comune anzi piena di voci per accelerare la sua fine.
Ma il vero problema non sono le sparate di Trump. Sono le conseguenze. Perché il suo non è un comizio da reality show: è un ultimatum. Entro il 2027, dice, l’Europa deve caricarsi sulle spalle la difesa convenzionale della Nato. Altrimenti gli Stati Uniti si sfilano. Il famoso ombrello che ci ha coperti dal dopoguerra rischia di richiudersi, e noi – invece di costruire un tetto nostro – ci ritroviamo con il cielo aperto sopra la testa.
Ed è qui che l’Europa mostra tutta la sua decadenza: invece di approfittare a suo tempo della caduta del Muro di Berlino per costruire un’architettura autonoma, per liberarsi dalla dipendenza militare americana, per ripensare la propria collocazione nel mondo… ha preferito sedersi comoda sul divano della Nato. Ha mantenuto basi a stelle e strisce su tutta la mappa del continente come se fossimo ancora negli anni ’50. E oggi, quando servirebbe un atto di coraggio storico, i nostri leader cosa sanno fare ? Stanziano miliardi per riarmarsi comprando armi proprio dagli Stati Uniti. Un capolavoro di lungimiranza strategica: essere dipendenti e ringraziare.
Siamo arrivati al paradosso: l’Europa, seconda potenza economica al mondo quando parla all’unisono, si sta lasciando frantumare in una costellazione di staterelli senza peso. Troppo divisi per contare, troppo docili per reagire, troppo timorosi per immaginare il futuro o troppo infarciti di ideologia nazionalista, in perfetto stile italiano, tanto da finire schiacciati tra gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. Una terra di mezzo senza più identità geopolitica. Una nota a margine della storia.
Oggi Trump morde. Domani altri faranno lo stesso. E noi continueremo a tacere, in attesa che qualcuno ci dica che cosa dobbiamo pensare, chi dobbiamo temere, quali armi dobbiamo comprare, quali alleanze dobbiamo benedire.
Se l’Europa non trova adesso una coesione vera – non cosmetica, non burocratica – allora sì: la fine è già scritta. Addio Europa. Non quella delle istituzioni, ma quella che avremmo potuto essere: un gigante politico, un laboratorio democratico, un modello sociale. Stiamo lasciando che si spenga in silenzio, come una casa antica in cui nessuno vive più.
E quando, fra qualche anno, ci ritroveremo a guardarci allo specchio senza riconoscerci… scopriremo che Trump, alla fine, non aveva predetto nulla. Aveva semplicemente colto al volo la nostra sconfitta già iniziata.


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