Atreju, la passerella dell'oblio: Italia paese senza memoria dimentica la lezione di Sandro Pertini
Pubblicato in Politica interna · Mercoledì 03 Dic 2025 · 3:15

C’è una strana aria, quest’anno, attorno alla festa di Atreju, la festa dei fascisti di Fratelli d'Italia: un profumo di normalizzazione, di pacche sulle spalle, di sorrisi istituzionali scambiati come figurine, mentre nessuno sembra accorgersi che si sta celebrando — e in grande stile — la continuità di un partito che affonda le sue radici nella peggior tradizione politica del Novecento italiano, quella appunto della dittatura fascista.
Nove giorni ai Giardini di Castel Sant’Angelo, oltre 400 ospiti, una pista di pattinaggio e un villaggio di Natale: sembra l’annuncio di un parco tematico, invece è la kermesse della destra al governo. Una festa “più lunga di sempre”, come orgogliosamente rivendica Giovanni Donzelli. E più affollata che mai: ministri, presidenti di Regione, sindaci, leader di opposizione (tutti, tranne Elly Schlein e Fratoianni), e poi una sfilata di personaggi dello spettacolo e dello sport che a vederli lì si resta interdetti.
Carlo Conti, Mara Venier, Raoul Bova, Luigi Buffon, Julio Velasco e altri tanto che viene da chiedersi, con una certa dose di incredulità: ma cosa ci fanno ? Cos’è, una nuova forma di promozione personale ? Un omaggio alla premier ? Una passerella necessaria per rimanere “nel giro” ? Il tutto mentre il paese va a rotoli con l'economia ferma, gli stipendi più bassi d'Europa e una serie di riforme in cantiere per prendere a picconate la democrazia. E invece eccoli lì tutti in fila, disciplinati, pronti a rendere omaggio, come se non fosse un festival di partito ma una sorta di cerimonia di corte ma senza la cortigiana perché la Presidente del Consiglio ben conscia del suo fallimento evita accuratamente qualsiasi confronto diretto e manda avanti Donzelli, la sorella Arianna e il giornalista servo Mario Sechi.
E mentre si celebrano premi, medaglie, selfie e patriottismi di circostanza, le radici della formazione politica che organizza la festa restano lì, intatte e ben salde nel fascismo del ventennio. Non rimosse, non rielaborate. Soltanto rese appena presentabili, come un cimelio scomodo nascosto sotto il tappeto ma che tutti fingono di non vedere.
Ed è proprio qui che risuonano, più attuali che mai, le parole di Sandro Pertini, uno che la democrazia l’ha difesa nel fango e non sui palchi illuminati:
“Con i fascisti non si discute. Con ogni mezzo li si combatte.”
“Il fascismo non è un’idea. È la morte di tutte le idee.”
Parole che oggi disturbano, che graffiano. Perché ricordano che non tutto è spettacolo, non tutto è intrattenimento, non tutto è un talk show ben confezionato. La politica dovrebbe avere una memoria ma soprattutto un dovere morale, ma ormai sembra che molti se non tutti l’abbiano dimenticato: il mondo della politica, quello dello spettacolo, persino quello dello sport, tutti pronti a mettersi in posa, a concedersi un giro di valzer nella festa di un partito che non ha mai reciso il cordone ombelicale col proprio passato.
Uno spettacolo squallido, sì: squallido non per ciò che viene detto sul palco, ma per ciò che viene taciuto. E soprattutto per ciò che si finge di non vedere. E così, mentre l’Italia scivola sul ghiaccio della pista allestita al centro della festa, scivola anche sul terreno più pericoloso: quello della memoria corta.
Ma c’è una voce, quella di Pertini, che continua a gridare da lontano.
E ci ricorda che, a forza di giocare con l’oblio, la storia prima o poi presenta il conto, un conto che arriverà sicuramente in un paese di smemorati e di sordi.
E ci ricorda che, a forza di giocare con l’oblio, la storia prima o poi presenta il conto, un conto che arriverà sicuramente in un paese di smemorati e di sordi.
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