Berlusconi non c'è più, ma i danni provocati al paese ed alle istituzioni ci sono tutti
Pubblicato in Politica interna · Giovedì 07 Ago 2025 · 2:30

C’era una volta – ma purtroppo c’è ancora – lo scontro epocale tra politica e magistratura, una saga iniziata nei favolosi anni ’90 con il Cavaliere di Arcore e arrivata, stanca ma sempre attiva, fino ai giorni nostri, con un governo che pare convinto che il voto popolare sia un “liberi tutti” costituzionalmente garantito ed una informazione di destra che sostiene incondizionatamente questa che è una delle più grande fake news messe in circolazione.
L’idea è semplice, quasi infantile: “Siamo stati eletti, quindi possiamo fare quello che ci pare”. Un concetto che starebbe bene in un talk show del pomeriggio, con i soliti giornalisti di Libero, Il Giornale, La Verità e compagnia bella, meno in una democrazia parlamentare dove, piccolo dettaglio, la Costituzione viene prima del consenso popolare. Ma tant’è: l’esecutivo vorrebbe giocare senza arbitro, possibilmente senza nemmeno il regolamento. E ogni volta che la magistratura fischia un fallo, parte il solito coro: "toghe rosse, golpe giudiziario, accanimento ideologico!" Naturalmente quando le toghe agiscono contro le opposizioni, le toghe non diventano nere ma assurge agli onori il garantismo ideologico. In Italia non c'è bisogno di dichiararsi garantisti per un semplice motivo: la Costituzione è garantista e quindi a cscata tutte le istituzioni lo sono. Nel frattempo, però, i giudici fanno il loro mestiere: applicano le leggi che la stessa politica scrive (spesso male), controllano che nessuno – neanche chi ha preso il 40% alle urne – calpesti norme e principi basilari. Non entrano nel merito delle scelte politiche, ma pretendono che queste stiano dentro i binari della legalità. Il che, nel nostro paese, è spesso visto come un atto di lesa maestà. I GIUDICI CHE INVADONO IL CAMPO DELLA POLITICA E' UNA FALSITA' SENZA ECCEZIONI: I GIUDICI CONTROLLANO CHE SIA APPLICATA LA LEGGE. Naturalmente anche loro possono sbagliare, è normale, ma mai per intervenire sulle scelte politiche.
Ed ecco quindi il paradosso: due poteri dello Stato, entrambi legittimati dalla Costituzione, che si fronteggiano come galli in un pollaio, mentre la democrazia arranca e l’equilibrio istituzionale scricchiola. Uno scontro che non dovrebbe nemmeno esistere, se solo la politica sapesse – e volesse – rispettare i limiti imposti dallo Stato di diritto.
Questa tensione cronica tra politica e magistratura è forse il più longevo e pericoloso lascito del berlusconismo, un virus che ha infettato la cultura politica italiana: l’idea che la legge valga solo per gli altri, e che il potere legittimi tutto. Ma la democrazia non è una tifoseria. È un sistema complesso, fatto di pesi, contrappesi… e freni. Soprattutto freni.
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