Caso Almasri: Giorgia Meloni assolta, accusa la giustizia senza capirla
Pubblicato in Politica interna · Martedì 05 Ago 2025 · 1:30

Dopo l’archiviazione della sua posizione nel caso Almasri, Giorgia Meloni non perde l’occasione per prendersela con la magistratura. Ma lo fa in modo improprio, e forse anche ignorando (o facendo finta di ignorare) una distinzione fondamentale del nostro ordinamento: la giustizia penale non giudica la politica, ma i reati.
La premier si dice “assurta” a simbolo di un governo compatto, e sostiene che è ridicolo procedere contro i ministri Piantedosi, Nordio e Mantovano se non si procede anche contro di lei. In pratica, chiede coerenza politica a un organo giudiziario che deve valutare fatti e responsabilità personali, non appartenenze o linee di comando.
La sua frase chiave è:
"È quindi assurdo chiedere che vadano a giudizio Piantedosi, Nordio e Mantovano, e non anche io, prima di loro."
Ma è esattamente il contrario: il diritto penale non funziona “in solido” come una società di persone. Se Meloni non era informata, come dicono i giudici, non può essere considerata parte del “programma criminoso”.
Anzi: la sua stessa archiviazione conferma che la magistratura ha valutato i fatti, non l'opportunità politica.
E allora sorge il dubbio: che la premier preferisca lo scontro istituzionale alla chiarezza giuridica? Che usi questa vicenda per rinsaldare il consenso interno, sacrificando la divisione dei poteri?
Attaccare le “fughe di notizie” e i “ritardi” serve solo a gettare ombra sulla legittimità del lavoro giudiziario.
Ma in una democrazia, i poteri si controllano, non si coprono. E non si rivendicano responsabilità penali solo perché si è politicamente uniti.
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