Caso Paragon: il silenzio del potere un pericolo per la democrazia
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Mercoledì 19 Feb 2025 · 3:30

Il governo non si presenta in parlamento per spiegare la vicenda del software di Paragon utilizzato per spiare alcuni giornalisti e politici, un altro passo verso l'abbattimento della democrazia che Giorgia Meloni e soci perseguono da quando si sono insediati al governo. S tratta del nuovo fascismo che in molti commentatori negano sia possibile.
In realtà su questa vicenda emergono interrogativi che scavano dritti nel tessuto della trasparenza democratica. Francesco Cancellato, direttore di “Fanpage” uno dei giornalisti “spiati”, ha sollevato cinque punti incisivi rivolti direttamente a Giorgia Meloni e, con essi, una serie di domande che sembrano destinare il governo a un silenzio inaccettabile.
1. Il Mistero del Software Spia
Cancellato parte con una domanda che scava nel tessuto stesso della sicurezza: “Qual è la forza di polizia che ha in dotazione il software spia di Paragon?”
Si parla di un contratto con Israele, interrotto al deflagrare dello scandalo per gravi violazioni. Mentre la maggior parte delle istituzioni (procuratori, polizia, carabinieri, guardia di finanza) insiste sul fatto che quel software non sia in uso, un’unica forza di polizia, quella penitenziaria, si nasconde dietro il velo del “segreto di Stato”. È davvero accettabile che un possibile strumento di spionaggio resti nell’ombra, mentre la trasparenza diventa una merce rara?
Si parla di un contratto con Israele, interrotto al deflagrare dello scandalo per gravi violazioni. Mentre la maggior parte delle istituzioni (procuratori, polizia, carabinieri, guardia di finanza) insiste sul fatto che quel software non sia in uso, un’unica forza di polizia, quella penitenziaria, si nasconde dietro il velo del “segreto di Stato”. È davvero accettabile che un possibile strumento di spionaggio resti nell’ombra, mentre la trasparenza diventa una merce rara?
2. Il Paradosso della Polizia Penitenziaria
Il secondo punto si concentra sulla polizia penitenziaria, sotto la direzione del sottosegretario Andrea Delmastro, incaricata, tra le altre cose, di presidiare il centro di detenzione dei migranti destinati al rimpatrio in Albania. Se la stessa polizia penitenziaria non usa lo spyware, perché si perpetua un alone di mistero ? La chiarezza mostrata da altre istituzioni si trasforma qui in un enigma di silenzi e omissioni, lasciando spazio a domande scomode: è possibile che dietro a questa reticenza si nasconda una volontà deliberata di oscurare la verità ?
3. Parlamento o Copasir ?
La terza questione pone l’accento sullo spostamento del dibattito dal Parlamento al Copasir, le cui sedute, a porte chiuse, alimentano sospetti e timori. Come può essere giustificato che il monitoraggio dello spionaggio di un giornalista – e di alcuni attivisti considerati ostili – sia relegato a un ambiente così opaco ? La democrazia richiede discussioni aperte e trasparenti, non riunioni che sembrano più adatte a mettere in scena un teatro dell’ombra.
4. Chi Protegge il Governo ?
Il quarto punto interroga sul vero obiettivo del governo: cosa (o chi) si intende proteggere?
I giornalisti spiati, che meritano supporto e tutela, ricevono solo silenzi, rimproveri e minacce. Se non sono loro, allora chi sono gli “improvvidi spioni” di cui si vuole custodire il segreto ? È un tentativo di proteggere interessi oscuri o, peggio ancora, di salvaguardare pratiche che dovrebbero essere oggetto di un controllo pubblico rigoroso.
I giornalisti spiati, che meritano supporto e tutela, ricevono solo silenzi, rimproveri e minacce. Se non sono loro, allora chi sono gli “improvvidi spioni” di cui si vuole custodire il segreto ? È un tentativo di proteggere interessi oscuri o, peggio ancora, di salvaguardare pratiche che dovrebbero essere oggetto di un controllo pubblico rigoroso.
5. Mezze Verità e Omissioni Sistematiche
Infine, l’ultimo punto denuncia una retorica fatta di mezze verità e omissioni deliberate. Perché non ammettere fin da subito l’utilizzo di Paragon, per poi ritirarsi e giustificarsi con discorsi confusi e contraddittori ? La rapidità con cui si passa da un “contratto pienamente funzionante” a una sospensione ufficiale in meno di 24 ore getta un’ombra lunga sul discorso pubblico: è la verità davvero troppo pericolosa, o c’è un tentativo sistematico di mascherarla ?
Il silenzio del governo Meloni, in questo scenario, non è solo un’assenza di risposta, ma un vero e proprio atto politico di occultamento e di attacco alla democrazia. Le domande di Cancellato non sono semplici interrogativi, ma un grido di allarme che invita i cittadini a pretendere chiarezza e trasparenza. In un’Italia che aspira a un dibattito pubblico libero e informato, ogni segreto di Stato diventa un’ombra sul futuro della democrazia. Il fatto assume toni ancora più preoccupanti in quanto solo l'ultimo di una serie infinita di occultamenti di questo governo che mostra una avversione cronica alla libera informazione ed alla democrazia parlamentare.
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