Con il governo fascista tornano le bombe per abbattere la democrazia
Pubblicato in Politica interna · Sabato 18 Ott 2025 · 2:45

Il governo di Giorgia Meloni lo ha dichiarato e sostenuto fin dal primo giorno dopo il suo insediamento: l'obiettivo principale era ed è quello di imporre una propria egemonia culturale. Come se la cultura si potesse accendere o spegnere a proprio piacimento.
L'azione del governo nel campo culturale è iniziata subito dalla televisione pubblica e i dati parlano da soli. Fabio Fazio, Corrado Augias, Lucia Annunziata, Bianca Berlinguer — voci indipendenti, esperte, autorevoli — allontanati o spinti alle dimissioni.
L'operazione è continuata sulla emittente radiofonica Radio 2 cancellando o declassificando trasmissione storiche: via Non è un paese per giovani, via 610, via Campioni del mondo, via Caterpillar spostata ad un orario impossibile, per non parlare di Social Club dove Luca Barbarossa è stato affiancato da un insulsa e inascoltabile Eva Stoccolma.
Insomma uno sterminio vero e proprio che ha portato alla sostituzione di trasmissioni intelligenti format leggeri e innocui, progettati per non disturbare nessuno.
Poche sono le eccezioni sopravvissute ed una di queste è proprio Report di Sigfrido Ranucci su Rai 3. Una trasmissione di inchiesta unica, indipendente che ha subito in questi ultimi anni una serie incredibile di attacchi dal potere politico governativo. Quasi tutti i ministri del governo Meloni hanno una intentato una querela verso Ranucci ed i suoi collaboratori così come i maggiori esponenti di Fratelli d'Italia, ma non contenti di queste inaccettabili querele Giorgia Meloni si è spesa molto nei suoi comizi elettorali per attaccare e delegittimare Report. Tutto questo odio e questa violenza contro un giornalista della televisione pubblica ha portato alla bomba davanti casa di Sigfrido Ranucci, proprio nel momento in cui la redazione annuncia le nuove inchieste che partiranno fra poco nella nuova stagione di Report.
Un segnale inquietante, che non può essere liquidato come un episodio isolato. Questo è il frutto amaro di un clima costruito con cura, giorno dopo giorno: criminalizzare chi critica, ridicolizzare chi pensa, intimidire chi indaga soprattutto se si tratta di giornalismo di inchiesta. È una strategia vecchia come il potere soprattutto il potere di destra: quando non si riescono a mantenere le promesse, si cercano i nemici. E così, mentre si taglia sul welfare, si aumenta la spesa militare, si strizza l'occhio agli evasori con l'ennesimo condono, si proteggono i grandi profitti di banche e assicurazioni, l'attenzione viene spostata su chi osa raccontare la realtà.
Ma ATTENZIONE la libertà d’informazione non è un lusso: è la spina dorsale di ogni democrazia. Difendere Ranucci, oggi, significa difendere il diritto di tutti noi a sapere, a discutere, a non accontentarci delle versioni ufficiali. E fanno ridere, se ci fosse da ridere, le attestazioni di vicinanza a Sigfrido Ranucci di Giorgia Meloni e di tutti i suoi ministri: più che le parole piene di ipocrisia servirebbero i fatti e quindi per esempio cancellare tutte le querele in corso contro lo staff di Report oppure contestare le inchieste della trasmissioni portando fatti e non querele.
Perché la verità non è mai comoda, ma è sempre necessaria.
Perché la verità non è mai comoda, ma è sempre necessaria.
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