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Dazi, miliardi e sovranismi: l'Europa si genuflette e Giorgia Meloni esulta

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Dazi, miliardi e sovranismi: l'Europa si genuflette e Giorgia Meloni esulta

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica internazionale · Lunedì 28 Lug 2025 · Tempo di lettura 2:00


Dall’idillio del campo da golf scozzese alla dura realtà dei dazi, l’Unione Europea firma un accordo che sa tanto di resa. Altro che “trattativa storica”: l’intesa con Trump sui dazi riflette la debolezza strutturale dell’Europa e l’inadeguatezza di chi, come Giorgia Meloni e Viktor Orbán, si dichiara sovranista… fino a quando non incontra un sovranista vero.
Ricapitoliamo:
- Dazi al 15% per le esportazioni europee verso gli USA (ricordate quando al 10% gridavano al collasso del Made in Europe?);
- Zero reciprocità: i prodotti americani entrano in Europa quasi indisturbati;
- Oltre 700 miliardi di euro di acquisti obbligati da parte dell’UE in armi e gas liquido made in USA;
E, ciliegina sulla torta, l’impegno a spendere il 5% del PIL in armamenti. Altro che green deal, qui siamo al "war deal".
🇪🇺 Un’Europa che si piega, nonostante le dichiarazioni roboanti. Un’Europa che accetta la logica della "reciprocità" secondo Trump, dove “reciprocità” significa: “tu compri, io incasso”.
E Giorgia Meloni? Doveva essere l’amica di Trump, quella che avrebbe “agevolato” i rapporti con Washington. Beh, pensate se fosse stata sua nemica: ci saremmo ritrovati con dazi al 30%, acquisti forzati per mille miliardi e forse una base missilistica a Pomezia.
Le imprese italiane – secondo esportatore europeo negli USA – saranno tra le più penalizzate. Alcune potranno scaricare i costi sugli americani (se hanno abbastanza potere contrattuale), altre dovranno tagliare margini o perdere mercato. Ma tranquilli: festeggiano al governo, perché almeno la stretta di mano scozzese è stata “cordiale”.
Questo accordo non è solo economicamente svantaggioso. È politicamente disastroso. Manda in frantumi ogni illusione di “autonomia strategica” europea. E svela quanto sia fragile, divisa e intimidita l’UE, pronta ad accettare le condizioni dell’egemone di turno in nome della “pace commerciale”.
Il sovranismo di Meloni e Orbán? Roba da ragazzi al campeggio. Davanti al Trump delle grandi occasioni, si rivela per quello che è: una postura elettorale, non una strategia geopolitica.
Nel mondo multipolare che avanza, servono visione, fermezza e alleanze reali. Non selfie con il ciuffo biondo e inchini diplomatici.


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