Difesa dei confini verso i deboli ma non verso chi usa la forza
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica internazionale · Domenica 05 Ott 2025 · 2:30

Mentre in questi giorni tutta la politica europea cerca di metterci in guardia verso una possibile attacco di Putin all'Europa e all'Italia, Israele entra sul nostro territorio con l'esercito in assetto di guerra ed il nostro governo lo "supplica" di non usare la forza. Il popolo però si ribella e in due giorni riversa in strada tre milioni di persone contro la guerra, contro Israele e contro il governo.
"Ho attraversato il corteo pensando alla mia gente, alla mia famiglia, ai miei amici. Volevo raccontare loro cosa stavo vedendo, ma è difficile farlo con poche parole. Provo un misto di orgoglio, emozione e dolore. Non è solo una protesta, è un respiro collettivo. Persone di ogni età e provenienza che dicono: vi vediamo, siamo con voi”.
Così parla Imran, palestinese di Gerusalemme Est, e nelle sue parole si riconoscono oltre tre milioni di persone scese in piazza tra venerdì e sabato in tutta Italia.
Una marea di voci, bandiere e passi che chiedono la fine del genocidio e la libertà per la Palestina. Una semplice richiesta di pace, di giustizia, di umanità e soprattutto l'ultimo tentativo per tenere fuori l'Italia dall'essere complice di un genocidio..
Ma il governo – invece di ascoltare – continua a sbeffeggiare i manifestanti, a ridurre tutto a “disordini”, mentre il ministro Salvini pensa bene di rispolverare l’idea di limitare il diritto di sciopero.
Non una parola per i milioni che hanno marciato in silenzio o cantando, non un gesto di ascolto verso chi chiede solo di non voltarsi dall’altra parte.
Lo stesso governo che proclama “difendiamo i confini” ha invece permesso che militari israeliani in assetto di guerra invadessero il territorio italiano rappresentato dalle imbarcazioni italiane della Flotilla per Gaza, senza muovere un dito. Anzi, si è affrettato a pregare Israele “di non usare violenza”, quasi fosse un favore da chiedere a chi ha già fatto della violenza una politica quotidiana.
Quanta lontananza dagli slogan di difesa dei confini lanciati quando i "presunti invasoi" erano e sono gli immigrati.
E poi c’è Giorgia Meloni, che ancora una volta dimostra di non essere una leader di governo, ma una capo fazione. Una premier che parla solo alla sua minoranza, dimenticando che la democrazia imporrebbe di rappresentare l’intero Paese.
Nel fine settimana lungo, invece di pensare a chi in Italia chiede lavoro, giustizia e pace, la Meloni sembra preoccuparsi solo di garantire una vita sempre più corta ai palestinesi, stremati da guerra e fame.
Ma le piazze, questa volta, hanno parlato più forte dei palazzi.
Hanno detto che l’Italia non è neutrale di fronte all’ingiustizia.
Che la solidarietà non si arresta, nonostante l’indifferenza e le menzogne. Hanno detto che siamo gocce, sì — ma milioni di gocce possono fare un mare. E quel mare, oggi, si chiama Palestina libera.
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