Europa tra Nato, Russia e Futuro: è il momento di cambiare rotta
Pubblicato in Politica internazionale · Sabato 05 Lug 2025 · 4:30

Sciogliere la NATO: un’utopia o una strada verso la pace?
L’Europa è da tempo attraversata da una faglia profonda: da un lato il richiamo alla sicurezza collettiva, dall’altro la crescente sensazione che il vecchio continente sia diventato sempre più una pedina, piuttosto che un giocatore, nello scacchiere geopolitico globale al servizio degli Stati Uniti. In questo contesto, l’idea di sciogliere la NATO – o almeno ripensarne radicalmente la funzione – sta riemergendo, non solo nei circoli accademici o nei movimenti pacifisti, ma anche nei dibattiti politici più coraggiosi. La domanda è semplice, ma dirompente: la pace in Europa è davvero compatibile con l’attuale struttura militare della NATO e con gli investimenti che gli Stati Uniti pretendono ? O è proprio questa alleanza difensiva, nata in piena Guerra Fredda, a rappresentare oggi un ostacolo alla costruzione di un ordine europeo più stabile e multipolare che accomuni tutti i paesi dall'Oceano Atlantico fino agli Urali per garantire una pace senza armi ?
L’occasione mancata: il dopo-Muro e il sogno di un’Europa inclusiva
Con la caduta del Muro di Berlino nel 1989, l’Occidente ha avuto un’occasione storica irripetibile: ricostruire un’Europa unita, non più divisa da blocchi ideologici, e includere anche la Russia in un progetto di cooperazione economica, culturale e – perché no – di sicurezza comune. Quell’occasione è stata colpevolmente sprecata grazie anche alla contrarietà degli Stati Uniti verso i quali ancora una volta l'Europa si è mostrata completamente soggiogata. Invece di sciogliere la NATO o trasformarla in un'alleanza puramente diplomatica, si è scelto di espanderla fino ai confini della Russia, ignorando i segnali d’allarme provenienti da Mosca e alimentando così una spirale di diffidenza e riarmo. È stato un errore strategico, forse guidato dalla convinzione – tutta americana – che la fine dell’URSS fosse anche la fine della storia. Ma la storia, si sa, ha il brutto vizio di vendicarsi di chi la sottovaluta.
Putin e la guerra in Ucraina: reazione o aggressione?
La narrativa ufficiale dell’Occidente è chiara: Putin ha invaso l’Ucraina nel 2022 per mire imperialiste, per ricostruire una sorta di nuova Unione Sovietica. Ma questa visione, pur fondata su evidenze drammatiche e condannabili, ignora le responsabilità a monte. Già dagli anni Novanta, diversi analisti avevano previsto che l’espansione NATO verso est avrebbe generato reazioni forti da parte della Russia.
Il leader del Cremlino ha visto, anno dopo anno, un crescendo di basi, missili e manovre militari ai suoi confini, in paesi che un tempo erano nel suo “giardino di casa”. L’Ucraina, con il suo avvicinamento alla NATO, è diventata il punto di rottura. Questo non giustifica l’invasione, né i crimini di guerra, ma permette di comprendere il contesto geopolitico in cui quella decisione tragica è maturata. E forse, se l’Europa avesse avuto una propria visione autonoma e inclusiva della sicurezza, quel conflitto si sarebbe potuto evitare. Ecco che tutti i paesi europei si sono lasciati trascinare nel folle progetto statunitense di "usare" l'Ucraina per sconfiggere Putin e la Russia, ed ora che Donald Trump invece se la intende tranquillamente con Putin l'Europa rischia di rimanere con il cerino in mano stretta fra la sconfitta nella guerra con la Russia ed il disastro economico per sostenere le spese richieste dal Presidente americano per mantenere in vita la Nato.
Liberarsi dalla sudditanza USA: una sfida per l’Europa del futuro
Oggi l’Europa si trova in una posizione sempre più accentuata di sudditanza strategica verso gli Stati Uniti. Le decisioni più importanti – dall’allargamento NATO alle sanzioni economiche – vengono spesso prese a Washington e recepite a Bruxelles. Questo disequilibrio indebolisce la sovranità europea, la sua capacità di essere un attore geopolitico indipendente ma soprattutto minaccia la pace come la guerra Russia-Ucraina dimostra.
Forse è arrivato il momento di ripensare il ruolo dell’Europa: non più un protettorato militare degli USA, ma una potenza economica, diplomatica e culturale, capace di costruire ponti dove altri vogliono solo muri. Un’Europa non armata fino ai denti, ma autorevole e inclusiva, che possa trattare da pari con Stati Uniti, Cina, Russia e con il Sud globale. Ma per fare questo è necessario prima di tutto liberarsi dalla Nato, rinunciare ad armarsi fino ai denti ed arricchire gli Usa e partendo magari dalla chiusura delle decine di basi militari americane
Naturalmente sciogliere la NATO non è un gesto da fare con leggerezza, né una panacea per tutti i mali. Ma iniziare a discuterne seriamente – senza tabù e senza paura – è oggi più urgente che mai. Un’Europa autonoma, capace di includere e non solo di escludere, potrebbe essere la chiave per disinnescare futuri conflitti e ritrovare la propria vocazione storica: essere culla di civiltà, non campo di battaglia.
Forse non è solo una questione di pace. È una questione d’identità.
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