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Faccetta nera e memoria corta: il ritorno inquietante di un passato mai sepolto

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Faccetta nera e memoria corta: il ritorno inquietante di un passato mai sepolto

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Attualità · Domenica 11 Mag 2025 · Tempo di lettura 2:15


Sempre più spesso, in Italia, ci troviamo ad assistere a episodi che sembrano usciti da un film in bianco e nero. Ma non quelli con De Sica o Totò. No, si parla di un altro genere, molto meno comico e molto più sinistro: quello degli anni Venti, quando il fascismo prese piede nella quotidianità italiana con inni, adunate e revisionismi abilmente spacciati per amor patrio.
L’ultima scena, in ordine di tempo, si è consumata a Biella, dove durante la 96ª adunata degli Alpini un gruppo ha intonato “Faccetta nera”, la canzone-simbolo del colonialismo fascista. Un episodio che non sarebbe solo folclore da bar se non fosse avvenuto a due passi dalla sede di Fratelli d’Italia, partito di maggioranza, con i suoi sottosegretari presenti e silenti. E non sarebbe così inquietante se il sindaco della città – proveniente dal MSI – non avesse recentemente dichiarato che “è tempo di restituire fascismo e antifascismo alla storia”. Una frase che, in un’Italia ancora costituzionalmente antifascista, dovrebbe far scattare più di un campanello d’allarme.
Ma il vero problema non è la nostalgia canora di un gruppetto. È la compiacenza del potere, l'indifferenza istituzionale, l’ammiccamento complice. Ministri e sottosegretari che minimizzano o glissano, come se il rievocare un passato criminale fosse un dettaglio secondario, un folklore da baraccone. Fratelli d’Italia tace. La destra di governo si limita a dissociarsi blandamente – quando lo fa – o si rifugia nella difesa d’ufficio: “Giù le mani dagli Alpini”, dice Salvini, spostando l’attenzione come un abile prestigiatore.
Ma non è questione di Alpini. È questione di memoria, di valori, di democrazia. È questione di quale Paese vogliamo essere. Perché se la memoria antifascista viene trattata come un fastidio da archiviare, e se le adunate diventano il palcoscenico di nostalgie pericolose, allora significa che il terreno su cui poggia la nostra Repubblica si sta sgretolando. E lo sta facendo nell’indifferenza o, peggio, nella tacita approvazione di chi dovrebbe difenderlo.
Oggi “Faccetta nera” suona dagli altoparlanti, domani potrebbe tornare a marciare nei decreti e nelle piazze. La storia insegna, ma solo a chi vuole ascoltarla. E oggi, chi governa sembra più intento a cambiare spartito che a preservare la melodia antifascista su cui è stata scritta la nostra Costituzione.


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