Flotilla: l'Occidente allo sbando complice di Netanyahu
Pubblicato in Politica internazionale · Lunedì 29 Set 2025 · 2:15

C’è qualcosa di profondamente distorto nel dibattito italiano – ed europeo – sulla Global Sumud Flotilla. Da giorni, governo e media nostrani sembrano ossessionati da un unico obiettivo: fermare le navi umanitarie che tentano di raggiungere Gaza. Tutti pronti a raccomandare prudenza agli attivisti, tutti impegnati a “sondare” le intenzioni di Israele. Ma quanti, tra ministri e opinionisti, hanno alzato la voce per intimare a Israele di non intervenire con la forza su una missione che trasporta aiuti e parlamentari, e che si muove in acque internazionali?
Nel frattempo, mentre Roma manda ambasciatori a chiedere “moderazione”, Tel Aviv bombarda con droni e minaccia abbordaggi, ricordando al mondo che il blocco navale imposto dal 2009 non è negoziabile. Tutto ciò “alla faccia del diritto internazionale”, che in teoria dovrebbe proteggere navi civili impegnate in operazioni umanitarie.
C’è chi prova a liquidare la Flotilla come “missione politica”, quasi fosse una colpa. Certo che è politica! È politica nel senso più nobile: denuncia una realtà che i governi occidentali fingono di non vedere. Con decine di migliaia di morti a Gaza, con un assedio che dura da anni, l’Europa che si vanta di difendere i diritti umani resta immobile, incapace perfino di varare una minima sanzione contro Israele.
Mentre i nostri ministri – Tajani, Crosetto, Meloni – intrecciano “contatti ad altissimo livello” con l’establishment israeliano, la Marina italiana si limita a seguire la Flotilla “pronta solo al soccorso”, già con l’ordine di non reagire a eventuali attacchi. È un copione già visto: 2010, Mavi Marmara, nove attivisti uccisi in acque internazionali. Oggi, a distanza di quindici anni, il rischio di una nuova strage è reale e documentato.
Eppure la preoccupazione di Palazzo Chigi sembra tutta rivolta a evitare “provocazioni”, mai a chiedere conto a chi minaccia di sparare. Così l’Occidente, “nell’età del vuoto” di cui parla Cacciari, si ritrova complice silenzioso: pronto a stigmatizzare ogni gesto di solidarietà verso i palestinesi, incapace di dire basta a un’occupazione che molti giuristi definiscono apartheid e che ora sfiora apertamente il genocidio.
La Flotilla, con le sue 42 barche, è un dito puntato contro questa ipocrisia. È la prova che un’altra politica è possibile: quella che mette i corpi in mare per ricordare che i diritti umani non si negoziano, neppure davanti ai carri armati e ai droni.
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