Giorgia Meloni: una vera minaccia ideologica per la democrazia
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Venerdì 31 Gen 2025 · 2:30

Giorgia Meloni ha sfruttato la vicenda Almasri per portare l'ennesimo attacco ad uno dei poteri indipendenti della democrazia italiana, la magistratura. Con grande intelligenza ha spostato il problema rispolverando l'eterno conflitto fra politica e magistratura inventato da Silvio Berlusconi ed molti commentatori si sono cimentati in questo parallelo. La presidente del consiglio è stata investita come la naturale continuazione della politica anti-giustizia di Silvio, in realtà sfugge una differenza fondamentale fra i due leader che rende Giorgia Meloni molto più pericolosa per la democrazia di quanto lo fosse l'ex cavaliere.
Silvio Berlusconi, per quanto abbia rappresentato un’anomalia nel panorama politico italiano, aveva un obiettivo chiaro: proteggere i propri interessi economici e quelli delle sue aziende. Le sue mosse, pur discutibili, erano spesso dettate dalla necessità di mantenere il controllo su Mediaset, sulle sue proprietà, sulla sua influenza economica e sul tentare disperatamente di sfuggire all'inevitabile condanna che poi è arrivata alla fine della sua carriera. In altre parole, Berlusconi utilizzava il potere politico per garantire la sopravvivenza del suo impero mediatico/finanziario e per tenersi lontano dalla galera..
Giorgia Meloni, invece, rappresenta una minaccia diversa e, sotto molti aspetti, molto più pericolosa. Il suo obiettivo non è la difesa di un patrimonio economico, ma la realizzazione di un progetto ideologico che punta a ridefinire, e soprattutto imbavagliare, l’identità democratica del paese. Non avendo interessi economici diretti da proteggere, può agire con maggiore spregiudicatezza, portando avanti una visione fortemente centralizzata del potere e un’idea di società basata sulla contrapposizione tra "patrioti" e "nemici della nazione", dove in questo momento i nemici della nazione sono identificati nei magistrati.
Con il suo governo, abbiamo assistito a un progressivo indebolimento delle istituzioni democratiche: attacchi alla libertà di stampa, delegittimazione dell’opposizione, smantellamento dei diritti civili e politiche che mirano a ridurre il ruolo dei corpi intermedi (sindacati e associazioni) e soprattutto dei poteri indipendenti sanciti dalla Costituzione come la magistratura. La riforma del premierato e la separazione delle carriere dei magistrati non rappresentano altro che l’ultimo tassello di una strategia volta a ridurre i meccanismi di controllo democratico.
A differenza di Berlusconi, che aveva bisogno di mantenere un equilibrio per non danneggiare i suoi affari, Meloni può permettersi di essere radicale, alimentando divisioni sociali e costruendo un sistema sempre più orientato al controllo del dissenso. Questo la rende una figura più pericolosa: non è limitata da interessi economici personali, ma guidata da una visione ideologica che punta a trasformare l’Italia in una democrazia illiberale.
Se non si alza una resistenza culturale e politica forte, rischiamo di trovarci di fronte a una regressione dei diritti e delle libertà che ancora definiscono il nostro paese come una democrazia moderna.
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