Il fascismo non è morto nel 1945 e serve una nuova resistenza
Pubblicato in Politica interna · Lunedì 28 Apr 2025 · 2:45


Il 25 Aprile 2025 più che la celebrazione degli 80 anni dalla liberazione dalla dittatura fascista in Italia è stata la dimostrazione che il fascismo non è mai morto, che ancora presente nel nostro paese e che servirà prima o poi una nuova Resistenza e Liberazione. Inutile che i vari commentatori e analisti politici sui vari media si affannino a dichiarare che non esiste un reale pericolo di cadere di nuovo sotto una dittatura fascista, il pericolo esiste e, per assurdo, la morte di Papa Francesco ha contribuito ad evidenziare questo pericolo. Certamente non ci sarà una nuova marcia su Roma, non ci saranno le squadracce in camicia nera a bastonare i dissidenti ma sarà una occupazione e distruzione della democrazia a picconate senza che i meno attenti se ne rendano conto. E i fatti lo dimostrano.
Si inizia con il governo che proclama 5 giorni di lutto nazionale per la morte di Papa Francesco invece dei soliti tre giorni in modo da inglobare il 25 Aprile nei giorni di lutto nazionale. In seguito a questa scellerata e autoritaria scelta il ministro Musumeci dichiara: "Le manifestazioni del 25 Aprile saranno "consentite" anche se si raccomanda una certa sobrietà". Il governo consente le celebrazioni per gli 80 anni dalla liberazione del nazifascismo e già questa sarebbe una dichiarazione da condannare per non parlare della sobrietà.
La diretta conseguenza di questa raccomandazione è il divieto delle manifestazioni che alcuni sindaci si affrettano a proibire. Concerti annullati, manifestazioni proibite, canti vietati. Si doveva celebrare la liberazione dal fascismo e invece il fascismo si prende la scena.
Il fatto più emblematico di questa giornata avviene ad Ascoli Piceno. Una fornaia viene identificata per aver appeso uno striscione antifascista. La giustificazione ? La "sobrietà" richiesta da un governo che della Resistenza conosce solo l’imbarazzo trattandosi di un governo le cui radici ideologiche stanno proprio nel fascismo.
E non finisce qui. Ieri 27 Aprile 2025 a Dongo un manipolo di nostalgici in camicia nera e braccio teso ricordano l'arresto di Mussolini e dei suoi gerarchi, ma lo fanno protetti dalla polizia di stato che non si preoccupa di identificare i partecipanti alla cerimonia come nel caso della fornaia di Ascoli ma anzi li proteggono dalle proteste dei cittadini.
E allora non prendiamoci in giro: il fascismo non è mai stato sconfitto del tutto. È rimasto sotto la cenere, ha atteso, si è camuffato, e adesso detta l’agenda. Governa. Censura la memoria della Liberazione e alza scudi a difesa degli eredi ideologici di una dittatura criminale.
Chi combatte per la libertà viene sorvegliato, schedato, zittito. Chi omaggia i carnefici trova strade aperte. Questa non è solo una vergogna. È un allarme.
Essere antifascisti oggi non è una nostalgia, è una necessità. È un atto di resistenza quotidiana.
Non c'è spazio per l'indifferenza. Non c'è spazio per il silenzio. Chi tace, consente.
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