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Il flipper della legge di bilancio mentre Giorgia Meloni affossa i cittadini italiani

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Il flipper della legge di bilancio mentre Giorgia Meloni affossa i cittadini italiani

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Domenica 21 Dic 2025 · Tempo di lettura 3:00


Alla fine dell’anno, puntuale come l’influenza stagionale, torna la legge di bilancio. Ma quest’anno, più che una manovra finanziaria, abbiamo assistito a una partita di flipper impazzito: pallina che rimbalza tra commissioni, emendamenti che spariscono e riappaiono, numeri che non tornano, e una maggioranza che si muove più per istinto di sopravvivenza che per visione politica. Il governo Meloni aveva promesso rigore, serietà, fine dell’assalto alla diligenza. E invece eccoci di nuovo lì: nella confusione di fine anno, con il Parlamento ridotto a teatro di un caos organizzato, dove la “centralità” rivendicata a parole coincide, nei fatti, con una legge blindata che dal Senato arriverà alla Camera come un pacco già chiuso, con su scritto “vietato aprire”. Il risultato? Una manovra nata “modesta” e finita caotica, che ha rischiato di sfondare anche il muro simbolico delle pensioni. Quando il governo è stato smascherato, ha fatto marcia indietro. Ma il segno resta: fare cassa sempre sugli stessi: lavoratori, pensionati, consumatori. Il futuro ipotecato delle giovani generazioni non è un effetto collaterale: è una scelta strutturale. Sul piano economico, la narrazione ufficiale parla di credibilità ritrovata, di promozioni delle agenzie di rating, di occupazione che cresce. Ma basta grattare la superficie per vedere la realtà: occupati più vecchi, più poveri, con un potere d’acquisto che si assottiglia mese dopo mese. Liste d’attesa infinite nella sanità, scuola impoverita, casa sempre più irraggiungibile per chi non eredita. Il rigore che piace a Bruxelles si traduce, in Italia, in austerità quotidiana.
Ed è qui che emerge la vera contraddizione del governo Meloni. All’estero la premier gioca una partita abile, spesso vincente. Ha saputo ritagliarsi un ruolo europeo più incisivo di molti predecessori, anche grazie alla debolezza altrui. Francia e Germania sono allo sbando nelle loro beghe interne e quindi l'asse tradizionale dell'Europa, Gran Bretagna-Francia-Germania-Italia, non esiste più. Negarlo è un errore politico dell’opposizione, perché significa lasciare a Meloni il monopolio della narrazione. Ma quel ruolo ha un prezzo, e il conto lo paga chi vive in questo Paese.
La credibilità internazionale è costruita su quel rigore interno demonizzato da Giorgia Meloni quando si trovava all'opposizione ed ora perseguito nella migliore tradizione dei governi Monti e Draghi. È un sistema di vasi comunicanti: più si rassicurano i mercati, più si comprimono i diritti sociali. Più si alzano le spese militari, più si tagliano quelle civili. Il nuovo altare europeo del riarmo si affianca a quello dei conti pubblici, e a essere sacrificati sono sempre gli stessi.
Alla fine, questa legge di bilancio racconta meglio di qualsiasi slogan il fallimento della destra al governo. Non perché non sappia stare al mondo, ma perché sa stare solo dalla parte sbagliata della piramide sociale. Mettersi d’accordo sulla guerra o sulla riscrittura delle istituzioni è facile. Decidere chi deve pagare il prezzo delle scelte economiche lo è meno. E quando si decide, la scelta è sempre identica.
Siamo (quasi) tutti più poveri. E lo saremo ancora. Questa è la vera eredità della manovra Meloni: una danza ubriaca attorno a risorse scarse, combattuta proprio perché misera, mentre in alto – come sempre – il Vangelo della destra continua a predicare che i sacrifici valgono solo se li fanno gli altri.


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