Il pranzo, le pastarelle ... e il silenzio su Gaza
Pubblicato in Politica internazionale · Lunedì 22 Set 2025 · 3:30




C’è qualcosa di profondamente simbolico — e inquietante — nella scena che si è consumata ieri: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo mesi senza convocare una conferenza stampa, si collega a Domenica In per parlare del “Pranzo della domenica”, delle pastarelle dei nonni, dell’Italia che cucina, dei nostri sapori.
Il tutto mentre oggi la piazza italiana si accende per Gaza, manifestazioni in tutte le città, lo sciopero generale che segna una mobilitazione civile senza precedenti nelle ultime settimane. Mentre all’ONU si discute del riconoscimento dello Stato palestinese, e il governo italiano decide di non prenderne parte. Mentre le parole “diritti umani”, “genocidio” non sono solo retorica per tanti cittadini, ma urgenza morale e politica. Ecco che un’apparizione sul piccolo schermo diventa gesto politico. Un pasticcino diventa messaggio.
E alla fine l’assenza che parla più della presenza È significativa non tanto la durata (Meloni ha parlato per circa 80 secondi), quanto il momento, il contesto, il contrasto:
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mentre l’opposizione chiede spiegazioni su cosa farà l’Italia riguardo al riconoscimento della Palestina e sul ruolo nelle politiche estere relative a Gaza
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mentre si svolgono manifestazioni diffuse, scioperi per la pace, chiamate forti da parte dei cittadini
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mentre il governo evita la tribuna parlamentare (e secondo le opposizioni anche una vera conferenza stampa) su questi temi gravissimi
Parlare del pranzo domenicale, evocare i nonni, i dolci, è un’immagine rassicurante, domestica. È nutrimento dell’anima, della memoria, della cultura. Ma può diventare anche una forma sottile di distacco, un modo per spostare l’attenzione, per offrire comfort simbolico mentre altrove – nel mondo – il dolore non conosce tregua.
Uno sfregio simbolico ?
Non è forse troppo forte usare il termine “sfregio”? Forse no, se guardiamo al linguaggio pubblico, alle attese, al bisogno che una leadership senta il peso del presente e faccia sua la gravità delle crisi internazionali.
Meloni ha accettato il collegamento a Domenica In per “Il pranzo della domenica”, iniziativa per candidare la Cucina italiana come patrimonio immateriale Unesco.
Le opposizioni leggono quel gesto come uno spot elettorale in televisione pubblica, in prima serata, mentre molte richieste del paese (sulla guerra, sul riconoscimento della Palestina, sul ruolo dell’Italia nel conflitto israelo-palestinese) restano inevase.
Le opposizioni leggono quel gesto come uno spot elettorale in televisione pubblica, in prima serata, mentre molte richieste del paese (sulla guerra, sul riconoscimento della Palestina, sul ruolo dell’Italia nel conflitto israelo-palestinese) restano inevase.
Perché conta
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Responsabilità politica: una leader ha il dovere, nei momenti di crisi, di dare spiegazioni, di essere trasparente, di rispondere. Evitare il Parlamento, evitare la conferenza stampa, ma comparire in tv per il “comfort culturale”… manda messaggi che il potere sceglie forme di comunicazione più sicure del confronto.
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Valore simbolico: ogni parola, ogni presenza ha un peso. Quando la gente manifesta in piazza, quando chiede diritti, riconoscimento, rispetto — il silenzio ufficiale pesa. E il conforto (o l’evasione simbolica) può suonare come ignoranza o addirittura insensibilità.
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Costruzione dell’immagine: c’è chi guarda queste mosse come parte di una strategia: distrarre, contenere, gestire emozioni più che rispondere alle domande concrete. E l’uso del servizio pubblico radiotelevisivo in queste forme — come denunciano le opposizioni — rischia di minare il senso democratico del dibattito.
Non si tratta quindi di demonizzare il pranzo, le tradizioni, le pastarelle. Anzi: la cultura, la memoria, il senso di comunità sono fondamentali — specie in tempi difficili.
Ma c’è un confine sottile che non si può ignorare: fra celebrare ciò che siamo e vivere nella negazione di ciò che accade. Fra raccontare l’Italia che cucina e l’Italia che assiste, spesso impotente, a tragedie che chiedono decisioni.
Quando e come la nostra leadership intenderebbe rispondere, non solo con parole rassicuranti, ma con azioni, decisioni, visibilità politica su scala internazionale.
Vi sembra che questo collegamento a Domenica In sia stato solo un momento mediatico neutro, o piuttosto una risposta simbolica — oppure un modo per sottrarsi alle responsabilità che il momento storico richiede ?
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