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Il quadrilatero

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Il quadrilatero

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Sabato 07 Set 2024 · Tempo di lettura 2:30

E così, il primo governo della Repubblica Italiana guidato da una donna ha mietuto la sua vittima. Chi poteva essere se non un uomo? Il nostro eroe di questa tragicommedia è Gennaro Sangiuliano, ministro della cultura, che con un’ingenua audacia ha cercato di mettere in piedi un quadrilatero amoroso, un tentativo assai più ambizioso del semplice triangolo celebrato da Renato Zero.
Nel ruolo della bionda tentazione troviamo Maria Rosaria Boccia, una stagista che, vedendo in Genny un'opportunità di marketing personale, decide di giocare la sua partita. E così il nostro ministro perde la bussola, dimentica le sue responsabilità istituzionali e si ritrova a fare il Casanova d’ufficio, promettendo alla giovane consigliere un incarico non retribuito perché, si sa, il lavoro per la gloria è sempre il più apprezzato.
Ma come in ogni farsa che si rispetti, la situazione sfugge di mano. Quando la moglie Federica, la seconda protagonista, si accorge del pasticcio, intima al povero Gennaro di sbarazzarsi della stagista. Lui, con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, fa ascoltare a Maria Rosaria le minacce della moglie, scavandosi in questo modo una fossa tanto profonda che nemmeno gli architetti delle piramidi avrebbero potuto immaginare.
Nel frattempo, la nostra bionda, tutt’altro che sprovveduta, comincia a far circolare foto, email, contratti e persino audio compromettenti. Genny, stretto fra una moglie furiosa e una stagista con un’agenda, non sa più come uscirne. E qui entra in scena la quarta protagonista: Giorgia Meloni, con l’autorevolezza di una maestrina che scopre i bigliettini durante un compito in classe.
La Presidente del Consiglio convoca Genny e lo costringe a presentare ogni singolo scontrino delle sue spese “istituzionali” con Maria Rosaria. Dopo aver verificato che non ci sono gli estremi per incriminarlo per peculato, Meloni gli suggerisce, con la dolcezza di una madre che spinge il figlio verso l’abisso, di andare al Tg1 e spiegare la sua posizione. Peccato che Genny, come suo solito, non abbia capito la trappola che gli si stava preparando: quel suggerimento era solo un modo elegante per mandarlo al macello mediatico.
Quelli che dovevano essere 20 minuti di chiarimento si trasformano nella sua condanna pubblica. Maria Rosaria, non contenta, risponde con un’altra intervista, dipingendo Sangiuliano come un povero diavolo che si è invaghito di una bionda furba e ha perso il controllo, ammesso poi che lo abbia mai avuto.
E così, il nostro ministro si è ritrovato a combattere non contro una, ma ben tre donne, uscendo stritolato in tutti i sensi. Alla fine, è costretto a dimettersi, lasciando una lettera che dimostra solo una cosa: la sua totale inadeguatezza, anche a ricoprire l’incarico di capo boy scout.



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