La grande farsa della separazione delle carriere
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Domenica 26 Gen 2025 · 3:15

Notizie dall'Italia: il governo e la magistratura hanno messo in scena un nuovo capitolo della loro infinita telenovela. Stavolta, al centro del palcoscenico c'è la separazione delle carriere, una riforma che promette di rivoluzionare la giustizia italiana, ma che in realtà è poco più di un cerotto su una gamba di legno. I magistrati si ribellano ed escono durante le cerimonie per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, ma senza un reale e fattivo sostegno delle opposizione non si arriverà a nulla.
Mentre politici e togati si battono a colpi di comunicati stampa, di interviste, di proteste fini a se stesse, lo spettacolo che va in scena è al limite del grottesco ma anche molto pericoloso per la democrazia ormai allo stremo. È come se si stesse svolgendo una partita di calcio in cui le squadre si passano la palla senza mai tentare di segnare. O come se si stesse proiettando un film in cui gli attori recitano la stessa scena all'infinito, senza mai arrivare a un finale.
La separazione delle carriere, ci viene detto, servirà a rendere la giustizia più efficiente e imparziale. Ma questa è solo una favola per addormentare i più ingenui. In realtà, questa riforma è un tentativo maldestro di mettere le mani sulla giustizia stessa e di piegarla ai propri interessi. Non per niente questa "controriforma" era il pallino di Silvio Berlusconi ed oggi i suoi seguaci, Forza Italia, in maniera ridicola dedicano l'approvazione del primo passaggio parlamentare della riforma proprio a lui, l'ex cavaliere. D'altra parte Forza Italia è l'unico partito che nel suo simbolo inneggia ad un presidente ormai defunto.
La separazione si limita ad essere una specie di cerotto con il quale un meccanico intende riparare un motore. Certo, il cerotto potrebbe temporaneamente nascondere il problema, ma non lo risolverà di certo.
Quali sono questi problemi? Ce ne sono tanti, a cominciare dalla lentezza dei processi, dalla carenza di personale e dalla complessità del codice penale. Ma il problema più grave è forse la politicizzazione della giustizia, un fenomeno che la separazione delle carriere, così come è stata concepita, non solo non risolverà, ma potrebbe addirittura aggravare. Infatti, questa riforma rischia di creare una sorta di "ghetto" per i magistrati, isolandoli dal resto della società e rendendoli più suscettibili alle pressioni politiche. Inoltre, la creazione di due carriere separate potrebbe portare a una maggiore specializzazione, ma anche a una maggiore rigidità del sistema.
In conclusione si tratta dell'ennesima riforma della Costituzione inutile e dannosa, che non farà altro che peggiorare una situazione già precaria. Mentre i nostri politici e i nostri togati continuano a litigare, i cittadini pagano le conseguenze di una giustizia lenta, inefficiente e a volte politicizzata. Il paese avrebbe bisogno di una riforma seria e profonda, che metta al centro i diritti dei cittadini e non gli interessi di pochi, ma in un momento storico nel quale la maggioranza sforna riforme in memoria di pregiudicato condannato per truffa allo stato per di più ormai scomparso, i magistrati protestano non trovando di meglio che voltare le spalle alle istituzioni in cerimonie ufficiali, l'opposizione latita e non va oltre interrogazioni parlamentari inutili, il futuro del paese non è solo grigio quanto piuttosto nero. Unica speranza potrebbe essere il cittadino se sarà chiamato, speriamo, a votare al probabile referendum, ma con questi chiari di luna con percentuali di astensione oltre il 50% anche il referendum rischia di essere l'ennesimo flop per la democrazia italiana.
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Carpentier
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