La rivolta sociale è già in atto: la fuga dei giovani dal nostro paese
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Giovedì 14 Nov 2024 · 3:45

Tasso di occupazione. Mentre ogni giorno il governo Meloni, per bocca della presidente del consiglio stessa o di qualche ministro, elenca i successi dei due anni di governo della destra italiana. Si punta il dito sull'occupazione che puntualmente aumenta da qualche mese pur rimanendo al di sotto della media europea: il tasso di occupazione in Italia è del 62,3% contro il 76% di quello europeo. C'è da che essere soddisfatti anche se il governo tace sul fatto che questo aumento dell'occupazione è il risultato delle politiche attuate prima del governo Meloni che in fatto di lavoro ha semplicemente confermato il taglio del cuneo fiscale introdotto da Draghi.
Lavoro povero. Poi però arriva il rapporto della Caritas sulla povertà in Italia ed ecco che i numeri diventano impietosi: record storico di persone che vivono in povertà, circa 5,7 milioni di persone. E non è solo un problema del Sud ma anche del "ricco" Nord. La ragione è molto semplice: i salari sono fermi in Italia da oltre un quarto di secolo mentre l'inflazione, anche se rallenta in questi ultimi mesi, ha subito negli ultimi tre anni un'impennata con conseguente impoverimento, anche di coloro che sono occupati, dovuto alla diminuzione drastica del potere di acquisto. Le imprese quindi o fanno più profitto o lavorano con minori margini per cui non sono in grado di alzare i salari.
La leva fiscale. Per contrastare a questa situazione i governi, a partire dal governo Renzi, hanno agito tentando di ridurre la pressione fiscale. Prima con i famosi 80 euro di renziana memoria, poi con la decontribuzione di Draghi confermata poi da Giorgia Meloni, che quindi non ha "messo alcun soldo in più nelle tasche degli italiani", ma solo reso strutturale quelli già messi da Draghi.
Debito pubblico. Questa riduzione della tassazione ha però un altro effetto collaterale che è quello di ridurre gli introiti dello Stato e quindi, se non si riduce la spesa pubblica, si mette un'ipoteca sul futuro dei giovani causando una crescita inevitabile del debito pubblico. Qualcuno si preoccupa davvero di ridurre la spesa pubblica ? Assolutamente no se si escludono i famosi tagli lineari effettuati anche dal governo attuale che, senza una rigorosa analisi degli eventuali sprechi, causano semplicemente un effetto disastroso: diminuzione dei servizi (sanità, istruzione etc.)
Produttività. Per aumentare realmente i salari servirebbe invece agire su un unico fatto: aumentare la produttività. Ma per aumentare la produttività serve un impegno globale: governo, istituzioni, sindacati, lavoratori. Se la produttività non cresce mentre inevitabilmente crescono i bisogni, la coperta si accorcia ed invece di lavorare per allungarla si preferisce la strada della conflittualità fra i vari attori come dimostrano gli avvenimenti di queste ultime settimane. Al paese servono investimenti "veri" nei settori strategici come la ricerca, l'istruzione, la cultura, la formazione, la sicurezza ma per arrivare ad una politica di investimenti seri servirebbe la collaborazione di tutti. Il PNRR sarebbe stata una grande occasione ma ormai sembra definitivamente persa, sia per la quantità esagerata di progetti che stanno portando ad una polverizzazione dei finanziamenti, sia per un'incapacità della politica italiana nel redarre progetti a lungo respiro che vadano oltre l'obiettivo a breve termine di ogni partito: il voto.
Rivolta sociale. La situazione è talmente deteriorata da sembrare impossibile rimetterla in carreggiata. Il governo attuale pensa di portare avanti il cambiamento con riforme estremamente pericolose tendenti ad aumentare esclusivamente il potere della politica ed il controllo sui vari poteri dello Stato, concentrando il potere in mano ad un'unica persona. Landini ha evocato la rivolta sociale, male interpretata naturalmente da una maggioranza figlia di una dittatura violenta ed eversiva, ma purtroppo L'unica rivolta sociale in atto da diversi anni è una rivolta che probabilmente condannerà definitivamente il nostro paese: la fuga dei giovani all'estero. Sicuramente non è quello che intendeva Landini ma è solo quello che i giovani italiani sanno fare, mentre le generazioni più anziane si limitano a non votare come segno pseudo-rivoluzionario.
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