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La Russa e Meloni attaccano direttamente la democrazia

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La Russa e Meloni attaccano direttamente la democrazia

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Sabato 10 Mag 2025 · Tempo di lettura 2:30

In un momento storico in cui la partecipazione elettorale è già drammaticamente bassa, le recenti dichiarazioni del Presidente del Senato, Ignazio Benito Maria La Russa, e l'atteggiamento della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni assumono un peso grave, quasi eversivo. “Farò propaganda affinché la gente se ne stia a casa l’8 e 9 giugno” ha detto La Russa durante un evento di Fratelli d’Italia a Firenze, riferendosi ai referendum. Parole che non possono essere derubricate a semplice provocazione politica. Sono invece un attacco diretto alla democrazia, un invito esplicito a boicottare il più fondamentale dei diritti civili: il diritto di voto.
È doveroso ricordare che La Russa, in qualità di Presidente del Senato, è la seconda carica dello Stato. Il suo ruolo istituzionale prevede una condotta imparziale, rispettosa della Costituzione e del principio di sovranità popolare. Eppure, con una leggerezza sconcertante, invita apertamente i cittadini a disertare le urne. Non si tratta di una semplice opinione personale, ma di un messaggio istituzionale che mina le fondamenta stesse della Repubblica.
Le parole di La Russa sono particolarmente offensive in un Paese come l’Italia, dove la democrazia è stata riconquistata con il sangue di migliaia di uomini e donne. Ogni appello a non votare è un oltraggio alla memoria di chi ha combattuto – e spesso perso la vita – per restituire al popolo italiano il diritto di scegliere.
Il comportamento della Meloni, pur meno esplicito, è in linea con la stessa logica: lasciare che il quorum non venga raggiunto, sabotare indirettamente il referendum, evitare un confronto con l’opinione popolare su temi scomodi. Perché questo è, alla fine, l’obiettivo: evitare che i cittadini si esprimano, salvo quando ciò conviene al governo o può essere manipolato per fini di propaganda.
Ma forse, paradossalmente, proprio l’arroganza e la sfacciataggine di questo appello alla passività potrebbe sortire l’effetto opposto. Forse chi era indeciso, chi pensava di non recarsi alle urne, ora si sentirà spinto a farlo. Non per dovere civico astratto, ma per un moto di indignazione concreta. Per dire “Sì” cinque volte, sì contro chi offende la democrazia, sì contro chi invita alla resa della coscienza civica, sì contro chi vorrebbe ridurre il voto a una mera formalità da pilotare.
La democrazia vive solo se i cittadini la praticano. E il voto non è mai inutile: è un’arma legittima, pacifica e potentissima. Chi vi rinuncia su invito di chi dovrebbe difenderla, abdica a se stesso. E lascia spazio a un’idea autoritaria di potere che questo governo, a quanto pare, non disdegna affatto.
Andare a votare, dunque, non è solo un diritto. In questo clima, è un dovere morale.


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