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Lutto strategico: il governo chiede un 25 aprile sobrio

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Lutto strategico: il governo chiede un 25 aprile sobrio

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Mercoledì 23 Apr 2025 · Tempo di lettura 2:45


Cinque giorni di lutto nazionale. Non tre, come da prassi per la morte di un Papa. Cinque. Un’eccezione che, guarda caso, copre perfettamente anche il 25 aprile. Sta tutta qui la "sobrietà" del governo allergico a questa festa che ricorda la liberazione dell'Italia dal nazifascismo, dai padri cioè di Meloni, La Russa, Del Mastro, e compagnia bella
Una coincidenza? Difficile crederlo.
In questo 2025 ricorre un anniversario cruciale: 80 anni dalla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Un momento fondativo della nostra Repubblica, che andrebbe celebrato con la dovuta solennità, memoria e partecipazione collettiva. E invece ? Arriva la raccomandazione istituzionale: “celebrare in maniera sobria”.
Ma cosa significa, esattamente, celebrare la Liberazione in maniera sobria?
Non stiamo parlando di una festa frivola, né di un concerto estivo. Il 25 aprile è il giorno in cui l’Italia si ricorda di essersi strappata di dosso la dittatura, la guerra, la repressione, grazie alla Resistenza, ai partigiani, al popolo. È un giorno che richiede voce, memoria viva, testimonianza. Non certo sobrietà e silenzio. Quel silenzio che caratterizzerà l'esecutivo a partire dal suo presidente. Aveva già programmato di scappare dopo la cerimonia, alla quale non avrebbe potuto sottrarsi, presso l'Altare della Patria, in un paese dell'Est e invece la scomparsa di Papa Francesco e la decisione di celebrare i funerali proprio sabato, ha scombinato i piani di Giorgia Meloni. La poverina dovrà "sorbirsi" in Italia questa "funesta" (per lei) giornata. Non ha osato tentare di annullare le manifestazioni in programma, ha potuto solo limitarsi a sospendere le manifestazioni sportive la poverina, ed allora ecco il ridicolo richiamo alla sobrietà.  
Vale la pena ancora una volta chiedersi perché questo governo di destra mostra una tale allergia a questa data. E la risposta non può ancora una volta essere una sola: per chi ha nel proprio DNA simbolico — e in alcuni casi anche familiare — le radici del neofascismo, il 25 aprile non è una festa, ma un fastidio. Un nodo alla gola. Un promemoria imbarazzante. Non lo si dice esplicitamente, certo. Ma lo si fa capire: diluendo le celebrazioni, consigliando sobrietà, e ora — novità dell’anno — coprendo l’intera settimana con il lutto nazionale per oscurare la Liberazione.
Eppure, il rispetto per un Papa come Francesco poteva essere mantenuto senza trasformare il calendario in un’operazione di rimozione storica. Ciò che emerge è una strategia culturale di lungo periodo: ridimensionare, diluire, silenziare.
Ma la storia non si spegne con un comunicato stampa. La memoria non si addomestica con una raccomandazione. Il 25 aprile va onorato senza reticenze, perché è lì che affonda le radici la nostra democrazia. E se qualcuno fatica ad accettarlo, è solo la conferma che questa ricorrenza continua ad essere necessaria. Oggi più che mai.



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