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Meloni, la regina del popolo... che odia il popolo

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Meloni, la regina del popolo... che odia il popolo

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Pubblicato in Politica interna · Giovedì 17 Lug 2025 · Tempo di lettura 2:15


Per anni è circolata una leggenda metropolitana tra le fila anche dei più insospettabili intellettuali di sinistra: “La Meloni è intelligente”. Una frase che sbucava puntualmente a ogni discussione, come il prezzemolo nelle minestre della nonna. Ma a ben guardare, di questa presunta intelligenza non s'è mai vista grande traccia, se non in qualche colpo di teatro più adatto a un reality che a Palazzo Chigi.
La Presidente del Consiglio si presenta come una specie di trinità politica: donna, madre, cristiana. Peccato che la performance sembri più un pastiche malriuscito tra uno spot della Mulino Bianco e un comizio nostalgico da dopolavoro fascista. Il suo stile comunicativo è un mix letale di grammatica ballerina, toni da sergente e battute da cabaret di periferia. Quando parla, non si capisce se sia più una leader o una concorrente esclusa da un talent show.
Dietro l’apparente forza da “pasionaria de noantri”, si intravede piuttosto una fragilità malcelata, coperta a colpi di urla, occhi spiritati e monologhi da stand-up comedy in salsa amarcord. Ogni domanda scomoda viene archiviata con una smorfia, una battuta acida o una scrollata di spalle: più che affrontare i problemi del Paese, sembra cercare applausi da uno studio televisivo.
Meloni dice di venire dal popolo, ma intanto massacra i poveri, smonta il Reddito di cittadinanza e sembra convinta che la solidarietà sociale sia un’eresia comunista. Si autodefinisce paladina delle donne, ma si fa scortare da un circolo di machi nostalgici, col curriculum che fa tremare perfino la sedia su cui siedono. Si dichiara madre, ma poi flirta pericolosamente con scenari bellici, in una sorta di Risiko continentale dove chi perde sono sempre i cittadini.
Nel frattempo, l’impalcatura comincia a scricchiolare. Passato l’effetto “faccia nuova”, l’incanto si dissolve e resta una leader in crisi di nervi, che grida sempre più forte per coprire il rumore del crollo. L’aria intorno a lei si fa pesante, e anche tra le fila dei suoi ammiratori più accaniti qualcuno comincia a chiedersi: ma non è che ci siamo presi una cantonata?
Uscirà di scena? Prima o poi sì. Ma per molti, quel giorno arriverà sempre troppo tardi. Nel frattempo, ci si può solo augurare che il Paese sopravviva a questa tragicommedia dai toni farseschi e dagli effetti collaterali molto reali.


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