Meloni non deve nemmeno vincere: ci pensa l'opposizione a consegnarle il paese
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Sabato 12 Set 2026 · 3 minuti

Sembra incredibile, ma l’opposizione italiana sta facendo di tutto per riconsegnare il Paese a Giorgia Meloni.
Prima Giuseppe Conte, che dopo la vittoria del NO al referendum invoca le primarie per scegliere il candidato premier del campo largo. Poi il PD che, invece di costruire una coalizione credibile, rispolvera Matteo Renzi e gli stende il tappeto rosso alla Festa dell’Unità. Due mosse che sembrano avere un unico risultato: dividere ancora di più un’opposizione che dovrebbe invece trovare il modo di battere questa destra.
Conte vuole le primarie forte di qualche punto di vantaggio sugli altri leader e di un consenso personale costruito anche durante la stagione del Covid. Il PD, invece, sembra non riuscire a resistere al fascino del “giovanotto di Rignano”, dimenticando che la storia recente di Renzi è costellata di rotture, sconfitte e divisioni che hanno lasciato macerie nel centrosinistra. E così, mentre la destra governa, PD e M5S continuano a punzecchiarsi. E Meloni ringrazia.
Ma c’è una cosa ancora più grave: l’opposizione sembra accettare il terreno di gioco scelto dalla maggioranza. Si discute per mesi di chi debba essere il leader, di primarie sì o primarie no, di chi debba sedere nella foto del “campo largo”, mentre Giorgia Meloni continua a imporre la propria narrazione. Invece di rispondere con la Costituzione in mano, PD, M5S e AVS sembrano quasi voler dimostrare di essere ancora alla ricerca del candidato premier. Ma la Costituzione dice una cosa molto semplice: in Italia si elegge il Parlamento, non il capo del Governo. Il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica sulla base degli equilibri parlamentari usciti dalle elezioni.
Se si vuole cambiare questo sistema, si cambi la Costituzione. Ma fino a quando la Costituzione rimane questa, queste sono le regole.
E allora perché non trasformare questa battaglia in una vera opposizione?
Perché non pretendere una legge elettorale che restituisca agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti attraverso preferenze vere, invece di meccanismi che continuano a lasciare ai partiti il controllo delle candidature? Perché non parlare agli elettori disillusi, a quelli che hanno smesso di votare, invece di continuare a parlare agli apparati dei partiti? E soprattutto: perché reimbarcare Matteo Renzi proprio adesso?
Il problema non è la persona in sé. Il problema è la memoria. Un centrosinistra che dimentica troppo facilmente le proprie sconfitte rischia di ripeterle. Renzi oggi dice che non vuole candidarsi alle primarie, che non pretende un posto sicuro e che sarebbe persino disposto a non comparire nella foto dei leader del campo largo. Bene.
Ma allora la domanda è un’altra: perché il centrosinistra dovrebbe aver bisogno proprio di lui per vincere?
Se davvero l’obiettivo è sconfiggere la destra, servono unità, credibilità e soprattutto un progetto politico capace di parlare al Paese. Non una guerra permanente per stabilire chi deve guidare il corteo. Perché continuare a scannarsi sulle primarie e contemporaneamente imbarcare nuovamente Renzi rischia di produrre un solo risultato: la vittoria di Giorgia Meloni.
E magari, alla sua destra, anche quella di Vannacci. A quel punto non sarebbe più soltanto una sconfitta elettorale.
Sarebbe il suicidio politico dell’opposizione e una pietra tombale sulle speranze di cambiamento del Paese.
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