Meloni tra inchini e assenze: l'Italia si autoesclude dai giochi di pace
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica internazionale · Sabato 17 Mag 2025 · 2:15

In un’epoca in cui l’Europa cerca con fatica di riaprire i canali del dialogo e costruire un percorso verso la pace, l’Italia sceglie l’autoisolamento e l’ambiguità. Le immagini parlano chiaro: da una parte Giorgia Meloni che riceve, sorridente, l’omaggio plateale del premier albanese Edi Rama, inginocchiato sul red carpet come in una scena da commedia di corte. Dall’altra, i grandi leader europei – Emmanuel Macron, il britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier polacco Donald Tusk– riuniti attorno a un tavolo per discutere la possibilità concreta di un processo di pace in Ucraina. Un incontro che potrebbe rappresentare un punto di svolta. Ma a quel tavolo, l’Italia non c’è.
Meloni ha giustificato la propria assenza con una dichiarazione alla stampa: “Non condivido l’idea dell’invio di truppe in Ucraina”. Peccato che Emmanuel Macron, direttamente coinvolto nell’incontro, abbia immediatamente smentito: “Non si è parlato di truppe, ma solo di pace.”
La realtà è più amara di quanto appare. Mentre Meloni dichiara di voler tenere l’Italia lontana da un’escalation militare, il suo governo approva l’ennesimo incremento della spesa militare destinata all’invio di armi a Kiev. Un paradosso che svela il vero volto della politica estera italiana: da una parte si rifiuta il dialogo multilaterale, dall’altra si continua a sostenere la guerra per via indiretta, obbedendo a una logica ideologica che rifiuta qualsiasi apertura alla trattativa.
L’Italia, una volta attore chiave nel Mediterraneo e ponte tra le diplomazie europee, oggi appare sempre più marginale, più interessata a costruire teatrini identitari che a incidere realmente sulle grandi questioni globali. E intanto, mentre si celebrano le foto simboliche, il nostro Paese resta fuori dalle vere stanze del potere. Non per scelta altrui, ma per deliberata volontà di non esserci.
Rinunciare a un ruolo attivo nei negoziati di pace significa remare contro la storia e contro gli interessi del nostro stesso popolo. E tutto per un calcolo ideologico che scambia la fedeltà cieca per coerenza e l’orgoglio isolazionista per sovranità.
L’Italia ed i suoi cittadini meriterebbero di più: di contare, di proporre, di influenzare, non certo di accontentarsi di un inchino. Questo è il disastro annunciato di un governo populista e nazionalista che per assurdo porta il proprio paese a sprofondare sia a livello nazionale che internazionale.
Non sono presenti ancora recensioni.
