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Meno scuola, più galera: così la destra risponde al disagio giovanile

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Meno scuola, più galera: così la destra risponde al disagio giovanile

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Venerdì 24 Lug 2026 · Tempo di lettura 2 minuti

Il governo continua a raccontare che la soluzione a ogni problema sociale è una sola: reprimere.

L'ultimo tassello di questa strategia è il disegno di legge che modifica l'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. Fino a oggi era lo Stato a dover dimostrare che un ragazzo fosse pienamente capace di intendere e di volere nel momento in cui aveva commesso un reato. Era una garanzia prevista proprio perché si riconosce che un adolescente non ha ancora raggiunto la maturità di un adulto. Con il nuovo testo, invece, il principio viene capovolto: il ragazzo sarà considerato automaticamente capace di intendere e di volere e, se vorrà contestare questa presunzione, dovrà dimostrare il contrario.

È un cambiamento che non riguarda soltanto una norma del codice penale. È un cambiamento culturale.

Per questo governo un quattordicenne è ancora troppo immaturo per votare, per ottenere la patente, per assumersi la maggior parte delle responsabilità civili che spettano agli adulti. Ma improvvisamente diventa abbastanza maturo quando c'è da processarlo e punirlo. È una contraddizione enorme.

I ragazzi che sbagliano non hanno bisogno soltanto della risposta penale. Hanno bisogno di una scuola che funzioni, di educatori, di servizi sociali, di sostegno psicologico, di centri sportivi e culturali, di quartieri che offrano opportunità invece di abbandono. La repressione può intervenire quando serve, ma non può sostituire la prevenzione. Trasformare il carcere nella risposta principale al disagio giovanile significa rinunciare a comprenderne le cause e scegliere la scorciatoia della propaganda.

Uno Stato forte non è quello che costruisce consenso promettendo più galera. È quello che investe sui propri giovani prima che finiscano davanti a un giudice. Perché se un Paese considera un ragazzo troppo piccolo per scegliere chi lo governa, ma abbastanza grande per essere trattato come un adulto quando sbaglia, allora non sta facendo giustizia: sta semplicemente scegliendo la repressione al posto dell'educazione.

Ed è una scelta che rischia di produrre più paura oggi e meno futuro domani.


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