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Mentre Giorgia Meloni distrae i cittadini con il suo vittimismo, il paese arranca

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Mentre Giorgia Meloni distrae i cittadini con il suo vittimismo, il paese arranca

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Mercoledì 08 Ott 2025 · Tempo di lettura 2:45


La sbornia delle manifestazioni pro Palestina e le polemiche sollevate dal governo con Giorgia Meloni in testa, hanno messo in secondo piani alcuni problemi reali del paese come la costante crescita delle disuguaglianze. Ieri la Presidente del Consiglio è andata da Bruno Vespa per mettere in scena l'ennesima farsa del suo vittimismo. Si è lamentata delle continue minacce di morte che riceve accusando come al solito la sinistra che fomenterebbe l'odio verso di lei. La domanda è: ma se riceve tutte queste minacce perché le va a raccontare in una trasmissione televisiva invece di fare un esposto alla magistratura ? Forse perché si tratta delle sue solite paranoie ? Comunque dopo la parentesi internazionale che ha visto il governo del "prima gli italiani" e della "difesa dei confini" sopportare e giustificare l'invasione militare di Israele a barche italiane in acque internazionali, oggi arriva uno dei tanti report dell'Istat che pongono l'accento sulla situazione economica del paese.
L’ultimo report ISTAT sulle spese per consumi delle famiglie italiane infatti racconta una stabilità che, a ben guardare, è tutt’altro che rassicurante. Nel 2024 la spesa media mensile si è fermata a 2.755 euro, praticamente invariata rispetto all’anno precedente. Ma questa apparente quiete nasconde una realtà molto più amara: con la stessa cifra oggi si compra meno. L’istituto nazionale di statistica lo dice chiaramente: tra il 2019 e il 2024 le spese delle famiglie sono aumentate del 7,6%, mentre i prezzi — misurati dall’indice armonizzato IPCA — sono cresciuti del 18,5%.

Tradotto: il potere d’acquisto è crollato di circa l’11%.

Una famiglia media di fatto spende 3.400 euro in meno l’anno in termini reali, di cui 600 euro solo per alimenti. È una perdita che colpisce in silenzio. Quasi una famiglia su tre (31,1%) ha dichiarato di aver dovuto limitare la quantità o la qualità del cibo acquistato; un dato stabile rispetto al 2023, ma che mostra un disagio ormai strutturale. Eppure, mentre l’inflazione rallenta, le cucine restano più vuote.
La stabilità, diceva qualcuno, può anche essere quella della morte: immobilità di fronte a un disagio che cresce.
Se i dati ISTAT mostrano famiglie che tagliano sulla spesa alimentare, sulle scarpe e sui viaggi, significa che il motore dei consumi — e quindi dell’economia — si sta fermentando sotto la crosta dell’apparenza.
Nel dibattito pubblico, però, questa realtà passa in secondo piano perché è di segno totalmente opposto alla narrazione di Giorgia Meloni che illustra un paese florido come non mai.
Le tensioni internazionali, le polemiche di palazzo, le dichiarazioni di circostanza dominano il discorso politico, mentre il potere d’acquisto dei cittadini arretra e le famiglie italiane fanno i conti, ogni giorno, con la propria microeconomia domestica. Il rischio è che l’Italia si abitui a questa “stabilità”: un equilibrio fragile, mantenuto solo dalla capacità di adattarsi alla scarsità.


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