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Non solo fascisti ma anche retrogradi e ignoranti

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Non solo fascisti ma anche retrogradi e ignoranti

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Venerdì 21 Nov 2025 · Tempo di lettura 2:00


Non solo autoritario, non solo fascista, non solo disastroso dal punto di vista economico, ma anche retrogrado su problematiche sociali e culturali, in sintesi un governo che trascina l'Italia indietro nel tempo cancellando fra l'altro anni di lotte e conquiste sociali.
C’è qualcosa di profondamente stonato nelle parole ascoltate alla Conferenza internazionale contro il femminicidio. Mentre il Paese si interroga su come fermare una violenza che miete vittime ogni anno, due ministri sembrano voler riportare indietro le lancette dell’orologio.

Da un lato, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che attribuisce la violenza maschile a un presunto “codice genetico” refrattario alla parità. Una sorta di tara ancestrale, una spiegazione pseudo-darwiniana che ricorda più Lombroso che le conoscenze odierne sulla cultura, i ruoli sociali e il potere. Ridurre il femminicidio a un istinto biologico significa togliere responsabilità agli uomini violenti e deresponsabilizzare, di fatto, anche le Istituzioni: se è nei geni, allora si salva chi può.

Dall’altro, la ministra Roccella, che liquida l’educazione sessuale come irrilevante nella prevenzione della violenza di genere e chiede alla sinistra “dati che ne provino l’efficacia”. Eppure ovunque — dall’Unione Europea alle scuole che da anni lavorano su rispetto, consenso, parità — le evidenze indicano esattamente il contrario: prevenire significa educare, formare, costruire relazioni sane prima che accada la violenza. Sminuire questo lavoro significa ignorare decenni di ricerca, esperienze consolidate e indicazioni internazionali.

Il risultato? Un governo che, in un’occasione dedicata a fermare i femminicidi, invece di rafforzare strumenti e percorsi, invita a dubitare della formazione e a comprendere l’“istinto maschile”. Mentre il mondo civile insiste sulla prevenzione culturale, qui si torna a una narrazione ottocentesca fatta di muscoli, destino biologico e sospetti sull’educazione.

La violenza contro le donne non è scritta nei cromosomi. La si combatte con cultura, scuola, diritti, protezione, responsabilità politica.
Ed è proprio questo che le parole dei due ministri sembrano non voler vedere ma forse non sono nemmeno in grado di capire avendo una visione ideologia di stampo fascista che interpreta il maschio come "essere" dominante e non è in grado di capire il ruolo della cultura e dell'istruzione.


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