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Non è Gratteri il problema: è la verità che da fastidio

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Non è Gratteri il problema: è la verità che da fastidio

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Venerdì 13 Feb 2026 · Tempo di lettura 3 minuti


C’è una differenza sostanziale tra criticare un’idea e distruggere una persona. In questi giorni il centrodestra ha scelto deliberatamente la seconda strada, imboccando una campagna denigratoria che nulla ha a che vedere con il confronto democratico e molto con il panico politico.

Il bersaglio è Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica, uomo dello Stato da oltre quarant’anni, costretto a vivere sotto scorta perché ha osato fare ciò che dovrebbe essere normale: colpire le mafie, i traffici di droga, i centri di potere criminale. Un magistrato che ha coordinato inchieste gigantesche, portato a processo centinaia di trafficanti, lavorato anche in Sud America, e che non ha mai piegato la testa.

Gratteri dice una cosa politicamente scomoda, ma limpida: le mafie e i poteri opachi hanno interesse a votare Sì, mentre chi crede in una giustizia forte, autonoma ed efficiente voterà No. Un’analisi politica e criminale, non un giudizio morale sugli elettori. Ma il centrodestra prende quelle parole, le stravolge, le rovescia come un guanto sporco e le trasforma in una menzogna tossica:

“Chi vota Sì è un delinquente, chi vota No è una persona onesta”.

Una falsificazione consapevole, utile solo a creare indignazione artificiale.

Da lì parte il tiro al bersaglio. Il presidente del Senato Ignazio La Russa si dice “basito”, il presidente della Camera Lorenzo Fontana invoca sobrietà mentre alimenta il fuoco, ministri e capigruppo parlano di “offesa a milioni di cittadini”. E come se non bastasse, arriva il colpo più grave: il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che non discute il merito delle critiche, ma scivola in un attacco personale indegno di una democrazia, evocando addirittura una visita psichiatrica per Gratteri. Non un’argomentazione: un insulto istituzionale.

Nel frattempo si muove il CSM, si ipotizzano procedimenti disciplinari, si annunciano denunce. Il messaggio è chiarissimo: chi critica la riforma deve essere isolato, intimidito, delegittimato.
E allora la domanda vera non è cosa abbia detto Gratteri, ma perché lo abbiano attaccato così. La risposta è semplice: il governo vede crescere il No. Dopo aver tentato di nascondere il significato reale del quesito referendario, ora reagisce come fanno sempre i poteri in difficoltà: alzando il volume, cercando un nemico, colpendo una figura simbolica.
Ma la figura scelta è quella sbagliata. Perché Gratteri non è un opinionista da talk show. È un servitore dello Stato che ha pagato in prima persona la lotta alla criminalità organizzata. E quando dice che questa riforma indebolisce la giustizia e favorisce i delinquenti, non parla per ideologia, ma per esperienza.

Questa non è più una polemica politica. È un segnale inquietante: chi tocca il potere viene delegittimato, chi difende l’autonomia della magistratura viene trattato come un problema. Ed è proprio per questo che il No fa paura. Perché non è un voto contro qualcuno, ma contro un’idea di Stato piegato agli interessi dei più forti.


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