Perché è inutile indicare un candidato premier
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Domenica 07 Dic 2025 · 3:15

Ogni volta che si avvicina un’elezione nazionale, nel dibattito pubblico torna fuori come un vecchio disco rigato la domanda: “Ma l’opposizione, chi presenta come candidato premier?”
Come se fosse un passaggio obbligato, un rituale scolpito da qualche parte nella pietra della nostra storia istituzionale. In realtà, quella pietra non esiste: è un’invenzione recente, un artificio politico che nulla ha a che vedere con l’architettura costituzionale della Repubblica. Artificio alimentato dalla destra con l'appoggio incondizionato dei media della carta stampata e delle televisioni che su questo falso problema organizzano dibattiti infiniti quanto fuorvianti e inutili.
Come se fosse un passaggio obbligato, un rituale scolpito da qualche parte nella pietra della nostra storia istituzionale. In realtà, quella pietra non esiste: è un’invenzione recente, un artificio politico che nulla ha a che vedere con l’architettura costituzionale della Repubblica. Artificio alimentato dalla destra con l'appoggio incondizionato dei media della carta stampata e delle televisioni che su questo falso problema organizzano dibattiti infiniti quanto fuorvianti e inutili.
Partiamo da qui: in Italia, come sancisce la carta Costituzionale, non si elegge il Presidente del Consiglio.
Non lo si elegge oggi, non lo si è mai eletto e non lo si eleggerà domani a meno che non sia modificata la Costituzione. L’Italia è una Repubblica parlamentare, e in un sistema parlamentare la catena di comando è chiara come l’acqua di una sorgente: i cittadini scelgono il Parlamento, il Parlamento trova una maggioranza, quella maggioranza indica una persona, e il Presidente della Repubblica la nomina solo dopo che quella persona ha ottenuto la fiducia delle Camere. Stop. Punto. Fine del regolamento.
Non lo si elegge oggi, non lo si è mai eletto e non lo si eleggerà domani a meno che non sia modificata la Costituzione. L’Italia è una Repubblica parlamentare, e in un sistema parlamentare la catena di comando è chiara come l’acqua di una sorgente: i cittadini scelgono il Parlamento, il Parlamento trova una maggioranza, quella maggioranza indica una persona, e il Presidente della Repubblica la nomina solo dopo che quella persona ha ottenuto la fiducia delle Camere. Stop. Punto. Fine del regolamento.
E allora da dove nasce questa ossessione del “premier designato”?
Semplice: da una brillante trovata di marketing politico. A suo tempo Berlusconi capì che personalizzare lo scontro elettorale era un colpo di genio mediatico, e da lì in poi la destra ha fatto della “designazione preventiva” una sorta di totem identitario, trovando terreno fertile nell'ignoranza costituzionale degli elettori italiani.
Attenzione: se si mette da parte la narrazione giornalistica, persino l’attuale maggioranza, prima delle ultime elezioni, non aveva un vero candidato premier, ma solo un accordo interno: “Il candidato proposto al Presidente della Repubblica sarà il leader del partito più votato”. Un modo elegante per evitare di litigare prima del voto e rimandare tutto a dopo.
Semplice: da una brillante trovata di marketing politico. A suo tempo Berlusconi capì che personalizzare lo scontro elettorale era un colpo di genio mediatico, e da lì in poi la destra ha fatto della “designazione preventiva” una sorta di totem identitario, trovando terreno fertile nell'ignoranza costituzionale degli elettori italiani.
Attenzione: se si mette da parte la narrazione giornalistica, persino l’attuale maggioranza, prima delle ultime elezioni, non aveva un vero candidato premier, ma solo un accordo interno: “Il candidato proposto al Presidente della Repubblica sarà il leader del partito più votato”. Un modo elegante per evitare di litigare prima del voto e rimandare tutto a dopo.
Insomma, il famoso “premier scelto dal popolo” è, più che una prassi costituzionale, un gadget elettorale. Utile per fare campagna, certo. Ma privo di basi giuridiche e normative.
E allora perché si pretende che l’opposizione faccia lo stesso ? Chi lo sostiene dice che “serve chiarezza”. In realtà fa parte della pura propaganda, inutile ai fini pratici ma utilissima per arrivare alla pancia dell'elettore più che alla testa.
La chiarezza istituzionale non si fa con le figurine dei leader: si fa con programmi, alleanze trasparenti e cultura politica. Nessuna forza politica è tenuta a presentare un candidato premier, né la Costituzione lo chiede, né la stabilità (altra parola magica del kit narrativo della destra) dipende da questo. I governi tecnici, tanto vituperati, sono stati tutti governi che hanno rispettato la Costituzione: sono stati nominati dal Presidente della Repubblica, hanno chiesto la fiducia al Parlamento e soprattutto l’hanno ottenuta. Fine delle leggende.
La chiarezza istituzionale non si fa con le figurine dei leader: si fa con programmi, alleanze trasparenti e cultura politica. Nessuna forza politica è tenuta a presentare un candidato premier, né la Costituzione lo chiede, né la stabilità (altra parola magica del kit narrativo della destra) dipende da questo. I governi tecnici, tanto vituperati, sono stati tutti governi che hanno rispettato la Costituzione: sono stati nominati dal Presidente della Repubblica, hanno chiesto la fiducia al Parlamento e soprattutto l’hanno ottenuta. Fine delle leggende.
Quindi, basta con questa storia che l’opposizione debba “mettere il nome sul tavolo”. È una narrazione nata per ragioni puramente propagandistiche, che non ha radici nelle regole della nostra democrazia. L’unica cosa che conta davvero in un sistema parlamentare è che, dopo il voto, ci sia una maggioranza in grado di governare, a questa condizione dipende esclusivamente dalle capacità politiche dei partiti non dalla Costituzione e tanto meno dalla legge elettorale del momento.
Tutto ill resto è scena, trucco, riflettori. La Costituzione, per fortuna, non ha bisogno di casting. E nemmeno l’opposizione.
Tutto ill resto è scena, trucco, riflettori. La Costituzione, per fortuna, non ha bisogno di casting. E nemmeno l’opposizione.
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