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PNRR oltre la propaganda: un altro fallimento dell'Italia e del governo Meloni

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PNRR oltre la propaganda: un altro fallimento dell'Italia e del governo Meloni

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Pubblicato in Politica interna · Giovedì 28 Mag 2026 · Tempo di lettura 3 minuti

Il racconto trionfalistico sul PNRR rischia di nascondere la realtà dei numeri, come ormai avviene in questi quattro anni di governo di destra. Da mesi il governo di Giorgia Meloni rivendica un presunto “primato europeo” nell’attuazione del Piano. Ma basta leggere i dati ufficiali per capire che la situazione è molto più complessa.

Sì, l’Italia ha incassato circa 166 miliardi di euro dall’Europa. Ma incassare fondi non significa automaticamente trasformarli in cantieri, servizi, ospedali, scuole o infrastrutture funzionanti. Ad oggi la spesa effettivamente realizzata si ferma a circa 93 miliardi. Questo significa che decine di miliardi risultano ancora bloccati nei meccanismi burocratici, nelle revisioni progettuali e nei ritardi amministrativi.

Ed è qui che cade la narrazione del “modello Italia”.

Per completare davvero il PNRR entro agosto 2026, il ritmo di spesa dovrebbe quintuplicare rispetto a quello attuale. Una rincorsa che rischia di trasformare gli ultimi mesi del Piano in una corsa affannosa a spendere, più che a costruire bene. C’è poi un altro punto che spesso viene dimenticato: questo governo non solo non ha ideato il PNRR, ma inizialmente ne contestava l’impianto politico. Il Piano nasce infatti nei governi di Giuseppe Conte e Mario Draghi. E parlare di semplice “eredità ricevuta” è fuorviante, perché l’impianto originario è stato modificato e riscritto più volte: secondo diverse analisi, oltre il 60% delle misure ha subito revisioni, rinvii o rimodulazioni. Di fatto si tratta di un piano Meloni più che un piano Conte o Draghi.

I problemi più gravi riguardano proprio i settori che avrebbero dovuto cambiare il volto del Paese:
  • sanità territoriale in forte ritardo;
  • Case di Comunità spesso senza personale;
  • transizione ecologica rallentata;
  • asili nido e opere nel Mezzogiorno bloccati da aumenti dei costi e bandi deserti;
  • ritardi significativi nelle infrastrutture ferroviarie.

Nel frattempo cresce la distanza tra gli obiettivi dichiarati e l’impatto reale sulla vita delle persone. Il rischio non è soltanto perdere qualche scadenza europea. Il rischio vero è ritrovarsi, tra pochi anni, con più debito pubblico ma senza quella trasformazione strutturale che il PNRR avrebbe dovuto garantire.

Per questo oggi servirebbero meno slogan e più trasparenza:
  • quanti progetti sono davvero completati?
  • quali opere saranno operative entro il 2026?
  • quanti investimenti stanno già producendo occupazione stabile e servizi migliori?

Perché il successo del PNRR non si misura dal numero delle conferenze stampa o delle rate incassate, ma da ciò che resterà concretamente al Paese quando i fondi europei finiranno. E quello che resterà sarà purtroppo un paese più povero di prima semplicemente per distribuire fondi a pioggia senza un piano strategico reale e perseguibile.
Non è solo la sconfitta del governo Meloni è la sconfitta di un paese intero.


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