Quando la propaganda politica diventa criminale: il caso dei bambini nel bosco e il fantasma del lockdown
Pubblicato in Attualità · Sabato 29 Nov 2025 · 2:45

C’è un’immagine che circola insistentemente sui social: una famiglia sorridente, tre bambini con il volto pixelato, un bosco sullo sfondo, e un titolo roboante che fa balzare sulla sedia chiunque conservi un minimo di memoria storica oltre a della materia grigia ancora attiva..
Secondo il messaggio, lo Stato, per mano del governo Conte 2, che durante il Covid “chiudeva in casa i bambini”, oggi li sottrarrebbe ai genitori “per la socialità”. Una sintesi perfetta della nuova frontiera della propaganda: costruire connessioni dove non ne esistono, creare nemici immaginari e trasformare qualunque decisione giudiziaria in un complotto politico.
Secondo il messaggio, lo Stato, per mano del governo Conte 2, che durante il Covid “chiudeva in casa i bambini”, oggi li sottrarrebbe ai genitori “per la socialità”. Una sintesi perfetta della nuova frontiera della propaganda: costruire connessioni dove non ne esistono, creare nemici immaginari e trasformare qualunque decisione giudiziaria in un complotto politico.
La tecnica è semplice: usare una vicenda complessa, dolorosa, e ancora in fase di accertamento, per lanciare segnali emotivi istantanei. Non importa cosa dicono gli atti, non importa cosa abbiano effettivamente riscontrato i servizi sociali o i magistrati. Quel che conta è il frame narrativo: “ci portano via i figli”. E soprattutto: “è colpa di qualcun altro”, anche se in questo caso il qualcun altro è un bersaglio completamente falso
L’azzardo comunicativo è evidente. Da una parte il lockdown del 2020, un provvedimento straordinario adottato da quasi tutti i governi mondiali per limitare la diffusione di un virus sconosciuto. Dall’altra, una decisione del tribunale minorile relativa a una situazione familiare ritenuta incompatibile con il benessere dei minori. Due piani completamente diversi che nella grafica del post diventano magicamente contigui, come se fossero opera di un’unica mano, di un’unica strategia, di un unico “nemico”. E quindi nel messaggio il governo Conte di allora diventa il “rapitore seriale” del 2020 e, per qualche ragione inespressa, anche l’artefice del provvedimento del 2025 anche se ormai quella maggioranza sta all'opposizione. Un’operazione che ha lo stesso valore logico del dire che se piove a novembre e si rompe un rubinetto in cucina a marzo, allora è colpa dell’autunno.
La propaganda della destra funziona meglio quando trova un simbolo su cui riversare il malcontento: un giudice, un servizio sociale, un governo passato, un capro espiatorio qualunque. Meglio ancora se il bersaglio è appunto un magistrato, perché permette di tirare fuori il cavallo di battaglia preferito: “la riforma della giustizia”, e poco importa se quel magistrato ha agito nell'ambito costituzionale.
Il risultato è desolante: i bambini diventano strumento di lotta politica, i genitori vengono trasformati in martiri o criminali a seconda della convenienza, e la realtà finisce in un angolo. Non si discute più di tutela dei minori, di servizi sociali, di diritti, di doveri. Ci si concentra sul rendere tossico il confronto pubblico, sull’alimentare l’idea di uno Stato persecutore. E così si arriva a mostruosità comunicative come il parallelismo tra lockdown e provvedimento giudiziario. Un cortocircuito non casuale, ma costruito. Perché dove c’è confusione, la propaganda prospera.
Mettere sullo stesso piano una pandemia globale e un provvedimento di tutela dei minori non è solo un’operazione illogica: è un tradimento della verità e del rispetto dovuto ai protagonisti reali delle vicende.
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