Quando le fake news arrivano direttamente dalla Presidente del Consiglio
Pubblicato in Attualità · Martedì 02 Dic 2025 · 3:00

Una volta le fake news arrivavano da qualche imbecille fuori di testa e ignorante che andava sparando cavolate sulle scie chimiche e sulla terra piatta. Oggi questa strategia si è affinità ed è diventata la vera politica del governo attuale a partire dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Quando poi le falsità servono anche ad additare un nemico magari una istituzione che funziona si ottiene un triplice scopo: fomentare l'odio, demonizzare un presunto nemico e foraggiare la platea dei seguaci senza cervello. L’ultima istituzione, in ordine di tempo, è l’Università di Bologna, “colpevole” – secondo la Presidente del Consiglio – di aver detto no a un corso di laurea che comunque non rientrava tra quelli previsti dall’Ateneo. Fine della storia quella reale e vera perché quella raccontata dal Governo è tutt’altra cosa.
Secondo la narrazione ufficiale, l'Alma Mater avrebbe “rifiutato” i giovani ufficiali dell’Esercito. Un atto “incomprensibile”, “gravemente sbagliato” e persino “lesivo dei doveri costituzionali”: così lo ha definito la Presidente del Consiglio, con toni che sembrano usciti da un dramma istituzionale più che da un confronto tecnico su un’offerta formativa. Eppure basta leggere il comunicato dell’Ateneo per capire quanto questa polemica poggi su una distorsione elementare. L’Università di Bologna non ha negato l’accesso a nessuno. Non ha rifiutato alcuna iscrizione. Non ha chiuso le porte a militari, ufficiali o chiunque altro. Lo scrive chiaramente: chiunque abbia i requisiti può iscriversi ai corsi, comprese le donne e gli uomini delle Forze Armate. E infatti già collabora con l’Accademia Militare di Modena da anni, riservando persino posti specifici in Medicina Veterinaria. L'Università di Bologna, nella sua autonomia prevista dalla Costituzione, si è solo rifiutata di creare un corso ad hoc, esclusivo, separato dagli altri, con 180 crediti tutti erogati all’interno dell’Accademia, seguendo il regolamento dell’Accademia, con docenti pagati dall’Accademia e un’impostazione totalmente diversa dall’ordinamento didattico dell’Ateneo. Fine della storia.
E invece i militari che cosa chiedevano ? Un corso cucito su misura e fuori standard. Un percorso triennale in Filosofia ritagliato per soli allievi ufficiali, come se l’università fosse un laboratorio privato dove chiunque può commissionare un corso personalizzato. Il Dipartimento di Filosofia, di fronte a questa richiesta, ha fatto ciò che la legge gli impone: valutare. E dopo la valutazione ha concluso che, allo stato attuale, non sussistevano le condizioni per attivarlo. Semplice autonomia accademica: quella cosa che sta nella Costituzione. Quella legge fondamentale che, chi guida il Governo dovrebbe conoscere bene, prima di trasformarla in un’accusa. E invece la vicenda è stata ribaltata come se l’università avesse agito per pregiudizio, per ostilità verso le Forze Armate, o – l'immancabile sottinteso – per ideologia. Una narrazione che alimenta una contrapposizione fasulla: da una parte lo Stato che “chiede formazione”, dall’altra l’accademia che “rifiuta per partito preso”. Una falsità che anche un bambino delle elementari avrebbe capito
Forse il vero problema non è cosa ha deciso l’Università di Bologna, ma cosa alcuni vogliono far credere abbia deciso. E se c’è qualcosa che davvero è “gravemente sbagliato”, è che chi guida il Paese preferisca alimentare una falsa polemica piuttosto che spiegare ai cittadini come funziona – davvero – l’autonomia delle istituzioni.
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