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Riconoscimento Stato Palestinese: non solo un atto simbolico

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Riconoscimento Stato Palestinese: non solo un atto simbolico

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Pubblicato in Politica internazionale · Giovedì 31 Lug 2025 · Tempo di lettura 2:30


In questi giorni, Francia, Regno Unito e Canada stanno valutando – o hanno già annunciato – il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il governo italiano, invece, con Meloni e Tajani in prima linea, si oppone, bollando l’iniziativa come “inutile” o persino “controproducente” e confermandosi un governo al servizio del bullo Donald Trump..
Ma è davvero così? O forse, come afferma Macron, questo riconoscimento ha valore pratico e strategico, ben oltre il simbolismo?
Un freno all'annessione della Cisgiordania
Israele, sotto la guida di Netanyahu, sta avanzando verso l’annessione de facto della Cisgiordania, un’azione che violerebbe il diritto internazionale e comprometterebbe definitivamente la soluzione dei due Stati, ammesso che tale soluzione sia ancora praticabile. Riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina significherebbe alzare un muro diplomatico contro l'espansione israeliana: se la Cisgiordania è parte di uno Stato sovrano riconosciuto, la sua annessione non sarà più considerata un semplice “conflitto territoriale”, ma un atto gravissimo: l’occupazione di un altro Stato.
Immaginate i titoli sui giornali e i dibattiti in sede ONU: "Israele annette uno Stato sovrano". Questo riconoscimento, quindi, rafforza la posizione del diritto internazionale e isola chi viola sistematicamente le risoluzioni ONU.
Gaza: non solo ostaggi, ma pulizia etnica
Un’altra verità scomoda emerge dalle stesse dichiarazioni del governo israeliano: l’obiettivo dei bombardamenti su Gaza non è soltanto la liberazione degli ostaggi, ma la deportazione di 1,5 milioni di persone. L’idea – parte del piano Netanyahu/Trump – è quella di svuotare Gaza e consegnarla ai coloni.
In questo scenario, non ha più senso tenere il riconoscimento dello Stato palestinese come “carta negoziale”. Netanyahu ha chiarito che non negozia. Continuare a rimandare questo riconoscimento in nome di un’ipotetica “leva diplomatica” equivale a dare tempo e spazio a chi persegue la distruzione di ogni prospettiva di pace.
Meloni sbaglia e diventa complice del genocidio messo in atto da Netanyahu
Meloni e Tajani sbagliano due volte:
  • Sottovalutano la valenza diplomatica concreta di questo atto;
  • Dimostrano di avere una visione passiva e subalterna della politica estera italiana a quella statunitense, incapace di prendere posizione quando la legalità internazionale e i diritti umani vengono calpestati.
Riconoscere lo Stato palestinese non è un atto contro Israele, ma una presa di posizione netta per la pace, per il diritto, per l’equilibrio internazionale. È un messaggio chiaro: non si può continuare a trattare la questione palestinese come un fastidio storico da spazzare via con la forza.
In conclusione, non è vero che il riconoscimento dello Stato di Palestina sia inutile. È un passo necessario. È una risposta concreta a chi vuole cancellare un popolo. E, soprattutto, è un segnale che l’Europa non intende essere complice silenziosa di un disastro umanitario e politico.


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