Salvini: la solita valanga di falsità un tanto al chilo
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Giovedì 19 Feb 2026 · 3 minuti

La vicenda è quella di Carola Rackete e la recente sentenza che condanna lo Statto italiano a pagare 76.000 euro di risarcimento.
Salvini: “La signorina Rackete sperona una motovedetta della Guardia di Finanza mettendo a rischio la vita di quattro militari”.
Caro Salvini, Carola non ha speronato nessuno.
La Cassazione ha semplicemente visto una motovedetta che si piazza di traverso tra la nave e la banchina per bloccare l’attracco e una nave che la urta durante la manovra di ormeggio. Nessun procedimento per lesioni ma “un semplice urto durante manovra di ormeggio” non fa venire voglia di impugnare il forcone.
Salvini: “Rackete viene denunciata e poi da un tribunale archiviata”.
Falso. Prima il GIP non ha convalidato l’arresto. Poi la Cassazione, il massimo grado della giustizia italiana ha confermato che Rackete ha fatto il suo dovere. Ha scritto che il soccorso in mare non finisce quando tiri la gente fuori dall’acqua, finisce quando la porti in un porto sicuro e che 53 persone non possono presentare domanda d’asilo in mezzo al Mediterraneo.
In seguito la GIP Alessandra Vella ha archiviato le accuse di resistenza e violenza. Infine la GIP Micaela Raimondo ha archiviato anche il favoreggiamento dell’immigrazione. In pratica Carola ha fatto quello che doveva fare, qui non c’è niente. Quindi prosciolta e non archiviata.
Salvini: “Il Tribunale di Palermo decide che dobbiamo risarcire con 76mila euro gli speronatori tedeschi, per l’ormeggio, la benzina, le spese legali”.
Ancora Falso. I 76mila euro non c’entrano niente con l’urto, lo sbarco, e con Rackete.
Sea Watch aveva fatto opposizione al prefetto di Agrigento. Il prefetto non ha mai risposto. Per legge, se non rispondi nei termini, scatta il silenzio-assenso e il sequestro decade automaticamente. La nave è rimasta bloccata altri tre mesi lo stesso. I 76mila euro rimborsano le spese di un sequestro che per legge non doveva più esistere.
ATTENZIONE: il prefetto che non ha risposto a quella lettera, quello il cui silenzio ha reso illegittimo il sequestro e ha prodotto i 76mila euro di risarcimento, dipendeva dal Ministero dell’Interno e cioè da Matteo Salvini. Quindi lo Stato paga 76mila euro dei nostri soldi perché il suo ministero non è stato capace di rispondere a una lettera nei tempi di legge. E lui fa un video per dare la colpa ai giudici.
Salvini: “Chi non vota Sì al referendum è complice degli speronatori”.
Ora la separazione delle carriere non avrebbe cambiato una virgola di questa storia, perché la Cassazione ha confermato il GIP, i PM hanno chiesto loro l’archiviazione e il risarcimento è una causa civile per un errore amministrativo della prefettura che non ha nulla a che vedere col rapporto tra giudici e pubblici ministeri.
Conclusione: da sette anni Salvini racconta la stessa bugia, chiama speronamento un urto, trasforma una donna che ha salvato 53 persone in mezzo al mare nel nemico pubblico dell’Italia, infine dimentica che quei 76mila euro li paghiamo perché il suo ministero non ha risposto a una lettera.
Eppure Salvini è ancora lì, davanti alla telecamera, col ditino puntato contro i giudici, sperando che nessuno si accorga che il dito dovrebbe puntarlo verso uno specchio.
Non sono presenti ancora recensioni.
La tua opinione è importante per noi e ci aiuta a migliorare il servizio.
