Solidarietà selettiva ? No grazie
Pubblicato in Politica interna · Lunedì 02 Giu 2025 · 2:15

Quando tutta la politica da destra a sinistra si schiera a difendere o criticare un gesto o un’idea senza che nessuno esponga un parere diverso, c’è qualcosa che non va. Ecco perché diffido e non mi unisco al coro di chi esprime solidarietà a Salvini, Meloni o Piantedosi per le frasi orribili scritte da qualche demente sui social. Chi offende o augura il male a un bambino è da condannare, sempre. Ma ugualmente è da condannare chi utilizza i propri figli e la propria vita privata a scopi propagandistici, quindi non accetto la narrazione vittimista dei potenti che vorrebbero ricondurre il tutto a un’ondata di odio ideologica.
I figli non dovrebbero mai entrare nel gioco della propaganda politica, e invece è proprio quello che certi politici fanno sistematicamente: li espongono sui social, li mostrano in comizi, li portano in giro per il mondo durante visite ufficiali, ne fanno simboli di presunti valori familiari. Poi però, al primo idiota che scrive un commento irricevibile, scatta il pianto mediatico e il teatrino della solidarietà. No, non funziona così.
Un personaggio pubblico con milioni di followers incapperà sempre in qualche squilibrato che scrive schifezze. È statistica, non cospirazione. Succede a tutti, anche a ai comuni mortali: si ricevono insulti, minacce, provocazioni che normalmente passano sotto silenzio. Quando invece tocca ad un politico, arriva subito l'indignazione a orologeria, gli avvocati, le conferenze stampa, le accuse di odio generalizzato con due obiettivi precisi: il vittimismo e la distrazione dai problemi reali.
E intanto poi, mentre si fanno scudi umani dei propri figli, questi stessi politici si permettono di offendere intere categorie di persone, regioni, popoli. Lo hanno fatto con il Sud Italia, lo hanno fatto con gli immigrati, con le donne, con i poveri ed in generale con chi ha idee diverse dalle loro seguendo l’esempio del capostipite di questo modo di fare politica: Silvio Berlusconi. E nessuno ha mai chiesto loro conto di questo, se non qualche voce isolata subito zittita.
La solidarietà deve andare altrove. A chi davvero non ha voce. Ai popoli oppressi, come quello palestinese, dove sono morti migliaia di bambini innocenti nel silenzio dei più. Va a chi non ha lavoro, a chi è malato, ai disabili dimenticati, agli anziani umiliati, ai giovani sfruttati.
Basta con il vittimismo dei potenti. La solidarietà non si compra a colpi di indignazione selettiva né si baratta con l’impunità morale di chi pensa di poter dire tutto e non dover mai ascoltare nulla.
Non sono presenti ancora recensioni.
