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Stati Uniti d’America: il lungo cammino tra potere e violenza

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Stati Uniti d’America: il lungo cammino tra potere e violenza

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Pubblicato in Politica internazionale · Lunedì 23 Giu 2025 · Tempo di lettura 5:45

Gli Stati Uniti d’America si sono sempre presentati al mondo come il baluardo della democrazia e della libertà, ma la loro storia, se osservata senza filtri ideologici, è punteggiata da ombre profonde: guerre, colonizzazioni, colpi di stato, ingerenze internazionali. Anche sotto la presidenza di Donald Trump – nonostante le promesse che gli sono valse l'elezione – il Paese ha mantenuto il suo ruolo dominante, a discapito di interi popoli e nazioni, aprendo un nuovo fronte di guerra molto pericoloso come quello con l'Iran. Ma come si è costruita questa supremazia? E a quale prezzo?
Le origini: una nazione nata nel sangue
Gli Stati Uniti affondano le radici nella colonizzazione europea del continente nordamericano, iniziata tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Inglesi, francesi, olandesi e spagnoli si spartirono le terre sottraendole con la forza ai nativi americani. Il termine “genocidio” può sembrare forte, ma descrive con precisione quanto accadde: un'intera civiltà fu cancellata non solo fisicamente, ma anche culturalmente, privata della loro lingua, delle loro tradizioni, terre e spiritualità. Gli indiani d’America – oggi romanticamente chiamati “nativi” – furono vittime di una sistematica pulizia etnica mascherata da progresso.
La schiavitù: un motore economico disumano
Parallelamente, tra il XVII e il XIX secolo, prese forma un altro dei pilastri fondanti della potenza americana: la tratta degli schiavi africani. Milioni di uomini, donne e bambini vennero catturati nei villaggi subsahariani, venduti da mercanti locali e deportati nelle colonie americane. Lavoravano nelle piantagioni di cotone, canna da zucchero e tabacco, trattati come bestie da soma. È il lato oscuro della "terra delle opportunità", una vergogna durata oltre due secoli e formalmente conclusa solo nel 1865 con il XIII emendamento ma ancora nella società statunitense il razzismo è vivo e vegeto.
Il XX secolo: guerre e bombe
Durante il Novecento, gli Stati Uniti hanno assunto sempre più il ruolo di "poliziotti del mondo". È vero: nel corso della seconda guerra mondiale, contribuirono in maniera decisiva alla sconfitta del nazifascismo. Ma va anche detto che l’intervento americano fu tardivo, arrivato solo dopo l’attacco a Pearl Harbor nel 1941. Nel frattempo, britannici e sovietici avevano già sostenuto gran parte del peso militare del conflitto.
Poi, il 6 e il 9 agosto 1945, due eventi cambiarono per sempre la storia dell’umanità: le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. L’obiettivo dichiarato era quello di costringere il Giappone alla resa. Il risultato fu la morte immediata di oltre 200.000 civili e un’eredità di malattie e deformità genetiche ancora oggi visibili. Un atto che molti storici definiscono, senza mezzi termini, il più grande crimine contro l’umanità del XX secolo. E' bizzarro che l'unico paese al mondo ad aver di fatto utilizzato la bomba atomica, oggi possa decidere in maniera autonoma chi può dotarsi dell'arma nucleare e chi no.
Guerre per procura e destabilizzazione globale
Finita la guerra, iniziò la Guerra Fredda e con essa l’esportazione della "democrazia" a colpi di missili. Il Vietnam, la Corea, il Golfo Persico: innumerevoli guerre in cui gli Stati Uniti hanno spinto intere nazioni in decenni di caos. Dietro il paravento della lotta al comunismo o al terrorismo, spesso si celavano interessi economici, geopolitici e di controllo delle risorse.
In America Latina gli Stati Uniti sostennero colpi di stato, come quello del 1973 in Cile contro Salvador Allende, democraticamente eletto ma “colpevole” di voler costruire un modello socialista. In Grecia, in Iran, in Argentina, in Brasile: dove i popoli volevano cambiare rotta, spesso arrivavano le "scuole militari" americane e i regimi fantoccio.
Dall’Afghanistan all’Iraq: un boomerang chiamato terrorismo
Negli anni ’80 gli USA finanziarono e armarono i mujaheddin afghani per opporsi all’invasione sovietica. Tra quei combattenti c’erano anche i futuri talebani. La strategia di Washington si rivelò un boomerang: da quegli arsenali e da quell’ideologia sorsero i gruppi jihadisti che poi avrebbero insanguinato il mondo, dagli attentati dell’11 settembre fino all’ISIS.
In seguito all’attacco alle Torri Gemelle – evento drammatico ma circondato da interrogativi mai chiariti – l’America trascinò il mondo in due guerre: Afghanistan e Iraq. Nel secondo caso, l’intervento fu giustificato con la menzogna delle “armi di distruzione di massa” mai trovate. Risultato: milioni di morti, instabilità regionale permanente e il ritorno di regimi integralisti.
NATO e Russia: una tensione costruita a tavolino
Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti – attraverso la NATO – hanno spinto sempre più verso est, installando basi militari ai confini con la Russia nonostante le promesse fatte a Gorbaciov. Questo accerchiamento ha alimentato le tensioni e contribuito in modo determinante all’attuale conflitto in Ucraina. In questo caso, Washington gioca la sua guerra per procura, armando Kyiv e lasciando che a morire siano gli ucraini.
Israele, Palestina e il doppio standard nucleare
La politica estera americana ha poi un capitolo particolarmente controverso: il sostegno incondizionato a Israele. Dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, Israele ha reagito con una campagna militare devastante su Gaza, accusata da numerose organizzazioni umanitarie di crimini di guerra. Eppure, nessuno ha chiesto sanzioni o processi. Perché?
Nel frattempo, l’Iran viene demonizzato per i suoi ambiziosi programmi nucleari. Ma perché Israele, che non ha mai firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, può mantenere un arsenale atomico senza critiche, mentre Teheran non può neanche sperimentare? Chi decide quali Paesi hanno diritto alla difesa nucleare e quali no? Ancora una volta, sono gli Stati Uniti a stabilire le regole… e poi sistematicamente a infrangerle.

In buona sostanza una vera riflessione storica non può ignorare il costo umano e geopolitico di quella che molti chiamano “democrazia americana” che in realtà democrazia reale non lo è mai stata ed oggi non lo è proprio più se si è consentito ad un golpista come Donald Trump di arrivare alla Presidenza. La libertà non si esporta con le bombe, né la pace si costruisce con le invasioni né tanto meno eleggendo personaggi controversi e autoritari come l'attuale presidente. L'attacco all'Iran ed il permessivismo nei confronti di Israele nel portare a termine il genocidio del popolo palestinese dimostrano ancora una volta che la musica e la politica americana non sono cambiate: l'unica politica che conoscono gli Usa è quella delle armi e della forza utilizzata comunque sempre a sproposito.



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