Terminata la festa Giorgia Meloni presenta i suoi tre clamorosi flop
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Mercoledì 17 Dic 2025 · 3:30

Passata la sbornia di Atreju, archiviati gli applausi autoreferenziali, le luci soffuse, il racconto di un’Italia improvvisamente tornata “bella e vincente” grazie al patriottismo, al cibo e alle foto di rito, il governo Meloni è costretto a tornare dove la propaganda non arriva: la manovra economica. Ed è lì che, puntuali, emergono i flop. Non sviste marginali, ma fallimenti politici clamorosi, tre in pochi giorni. Un tris che racconta molto più di mille slogan.
Il Ponte sullo Stretto: la realtà che travolge Salvini
Il primo schianto è fragoroso e porta la firma della Corte dei Conti. Le motivazioni ufficiali sulla bocciatura del Ponte sullo Stretto sono una vera e propria mazzata tecnica, giuridica ed economica. Altro che grande opera strategica: criticità sui costi, violazioni delle norme europee, incertezze strutturali e ambientali. Un progetto che, nero su bianco, non regge. E infatti nemmeno il governo ci crede più. Tanto è vero che, mentre Salvini continua a recitare il copione del “faremo, partiremo, costruiremo”, la manovra dirotta circa 800 milioni di euro su altre voci di spesa, rinviando i fondi al 2033. Traduzione: il Ponte resta uno spot, buono per i comizi, ma inadatto a superare il vaglio della realtà. La propaganda corre, i cantieri no come d'altra parte nemmeno i treni.
Pensioni: la promessa tradita, ancora una volta
Secondo flop, sempre a carico del leader leghista: le pensioni. Per anni abbiamo sentito ripetere come un mantra: “Cancelleremo la Fornero”. Giuravano. Gridavano. Battevano i pugni. Grida che si sono affiancate a quelle di Giorgia Meloni "Funzioneranno" ma il risultato ? La legge Fornero non solo non viene cancellata, ma è peggiorata. L’età pensionabile continua ad allontanarsi, avvicinandosi per molti lavoratori alla soglia dei 43 anni di contributi. Un traguardo sempre più irraggiungibile, soprattutto per giovani e lavori discontinui. E come se non bastasse, si allungano anche i tempi per il primo assegno di quiescenza: oggi tre mesi, domani sei. Una beffa nella beffa. Altro che rispetto per chi ha lavorato una vita: qui si governa a colpi di rinvii e silenzi imbarazzati.
Test di Medicina: dal manganello verbale alla retromarcia
Terzo flop, questa volta in versione dietrofront, riguarda l’accesso a Medicina. Solo pochi giorni fa, dal palco di Atreju, la ministra Bernini attaccava in modo scomposto e offensivo gli studenti che protestavano contro il fallimento del nuovo sistema di test. “Inutili”, “strumentalizzati”, "Comunisti" quasi colpevoli di osare criticare.
Oggi, improvvisamente, il tono cambia. Tavoli di confronto, aperture, disponibilità a rivedere tutto. Perché ? Perché le università hanno iniziato a protestare sul serio. Perché il nuovo sistema si è rivelato un caos organizzativo e didattico. Perché, ancora una volta, la propaganda è arrivata prima delle soluzioni. E quando la realtà bussa alla porta, il governo arretra.
Il filo rosso: un governo che funziona solo nei racconti
Tre flop, un’unica costante: la distanza abissale tra narrazione e realtà. Il governo Meloni appare fortissimo sui palchi, nei festival, nei video social, dove riesce anche a vestire i panni di una compagnia di ballo popolare. Quando però si entra nei dossier, nei conti, nelle norme, tutto si sfilaccia. Le promesse diventano rinvii, le certezze si trasformano in marce indietro, le grandi opere restano rendering e non resta che puntare il dito sulla sinistra o sui magistrati. Insomma, un esecutivo che “funziona” benissimo solo nella testa della presidente del Consiglio e nei comunicati stampa. Nel Paese reale, quello fatto di lavoratori, studenti, pensionandi e territori, restano i conti che non tornano e le promesse non mantenute.
E la sbornia di Atreju, come tutte le sbornie, prima o poi passa. Poi arriva il mal di testa. E quello, purtroppo, lo pagano sempre gli stessi.
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