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Tre domande scomode alla Presidente del Consiglio: Israele, Gaza e la corsa alle spese militari

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Tre domande scomode alla Presidente del Consiglio: Israele, Gaza e la corsa alle spese militari

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Pubblicato in Politica internazionale · Mercoledì 25 Giu 2025 · Tempo di lettura 4:15


In un tempo in cui la politica sembra sempre più dominata da slogan, frasi a effetto e riflessi condizionati sui social, è ancora lecito – e doveroso – rivolgere domande dirette, chiare, prive di ambiguità, ai rappresentanti delle istituzioni. Soprattutto quando si parla di guerra, diritti umani e scelte economiche che influenzeranno la vita dei cittadini per anni.
Alla Presidente del Consiglio, Angelo Bonelli di AVS, ha posto tre domande molto semplici nella forma, ma che, come spesso accade, racchiudono nodi politici e morali complessi, finora elusi o trattati con una certa disinvoltura dialettica. Ecco perché meritano di essere esplicitate e argomentate.

1. Perché due pesi e due misure tra Israele e Russia?
Negli ultimi due anni, il governo italiano si è mostrato inflessibile verso Mosca: sanzioni economiche, isolamento diplomatico, sostegno militare all'Ucraina, invocazioni di difesa della democrazia e del diritto internazionale. Tutto giustificato, a detta della Premier, dall’aggressione russa e dalle violazioni dei diritti umani in Ucraina.
Ma allora, perché questa fermezza morale sembra sciogliersi come neve al sole quando si tratta di Israele e della guerra a Gaza?
A oggi, non risulta alcuna iniziativa del governo italiano per imporre sanzioni a Israele, né per sospendere o rivedere gli accordi commerciali e militari. Anzi, Roma ha continuato a dichiarare il proprio "sostegno incondizionato" al governo di Netanyahu, anche di fronte a bombardamenti su civili, ospedali e scuole.
La domanda è semplice:
Perché due standard così opposti? Perché la Russia viene punita e isolata mentre Israele, pur essendo sotto accusa da gran parte della comunità internazionale, rimane un interlocutore privilegiato? La coerenza della politica estera italiana è ormai solo una parola da campagna elettorale?

2. A Gaza sono stati commessi crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale? Sì o no?
La seconda domanda richiede una risposta secca, netta, senza circonlocuzioni: sì o no?
L'ONU, Amnesty International, Human Rights Watch e numerose organizzazioni umanitarie hanno già prodotto decine di rapporti dettagliati sui bombardamenti israeliani su obiettivi civili a Gaza. La Corte Internazionale di Giustizia ha parlato apertamente di "rischio di genocidio" e ha chiesto a Israele di fermare le operazioni militari più devastanti. Non si tratta più di mere opinioni da talk show, ma di atti ufficiali e inchieste internazionali.
Eppure, il governo italiano ha evitato sistematicamente di prendere una posizione chiara.
Si è limitato a esprimere generici auspici di "cessate il fuoco" e "protezione dei civili", senza mai arrivare a una condanna esplicita.
E allora chiediamo:
La Presidente del Consiglio ritiene o no che a Gaza siano stati violati il diritto internazionale umanitario e commessi crimini contro l'umanità?
Non servono giri di parole. La domanda richiede solo due possibili risposte. E il Paese merita di sapere quale delle due.

3. Dove troverà i soldi per il 5% di spesa militare? E perché non si è fermata come la Spagna al 2%?
Passiamo al tema delle spese militari. La Presidente ha recentemente annunciato con orgoglio l'obiettivo di portare il bilancio della Difesa italiana al 2% del PIL entro il 2028, come richiesto dalla NATO. Non solo: ha lasciato intendere che questo potrebbe essere solo un passo intermedio, aprendo alla possibilità di arrivare addirittura al 5%, come auspicato da alcuni ambienti atlantisti più oltranzisti.
Ma mentre in Spagna il governo Sanchez, pur essendo membro della NATO, ha scelto di fermarsi al 2%, l’Italia sembra lanciarsi in una corsa senza freni verso un riarmo senza precedenti nella sua storia recente.
La domanda è duplice:
  • Dove verranno trovati questi soldi?
  • Con quali tagli o nuove tasse si intende finanziare questa crescita esponenziale delle spese militari?
Nel frattempo, sanità pubblica, scuola, welfare, edilizia popolare e salari restano al palo.
La Presidente può spiegare ai cittadini perché la priorità assoluta del governo sembra essere la Difesa e non i servizi fondamentali? E soprattutto: quali sono i rischi di una politica che trasforma l'Italia in uno dei maggiori acquirenti di armamenti d’Europa, proprio mentre molti cittadini faticano a pagare bollette e spesa?

Conclusione: Il diritto di chiedere (e pretendere risposte)
Tre domande. Tre temi cruciali: coerenza internazionale, rispetto dei diritti umani, priorità economiche.
Non si tratta di polemica sterile, ma di legittime richieste di chiarezza da parte di cittadini che vivono le conseguenze di queste scelte ogni giorno.
Ora tocca alla Presidente del Consiglio rispondere, senza slogan, senza retorica, senza scappatoie.
Perché la democrazia si misura anche – e soprattutto – nella capacità di dare risposte serie a domande scomode.


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