Trump distrugge la democrazia statunitense, ma era vera democrazia ?
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica internazionale · Mercoledì 19 Mar 2025 · 5:00

Dalla fine della seconda guerra mondiale prima e dalla caduta del muro di Berlino poi conla fine della guerra fredda, gli Stati Uniti d’America sono stati sempre indicati come un esempio di democrazia. Oggi, dopo pochi mesi dall’insediamento del presidente Donald Trump, la democrazia americana appare per quello che forse è sempre stata: debole e facilmente riducibile ai minimi termini con un alto rischio di scivolare nell’autoritarismo. D’altra parte come si può indcare come esempio di democrazia uno stato che
- non tutela la salute dei propri cittadini lasciandola in mano ai privati,
- è incapace di cancellare dal proprio ordinamento la pena di morte,
- non è in grado di limitare la diffusione delle armi alle quali può accedere qualsiasi cittadino anche minorenne
- si è formato grazie ad un vero e proprio genocidio dei popoli originari di quei territori (gli indiani d’America)
- ha fondato il suo progresso sullo schiavismo e sul razzismo ancora oggi strisciante nella società civile americana
- ha portato la guerra in ogni angolo del pianeta giustificandola sotto il nome dell’esportazione della democrazia
- in ultimo ha consentito ad un golpista come Donald Trump di candidarsi alle elezioni presidenziali e soprattutto di vincerle
Negli ultimi mesi, l’amministrazione Trump non ha fatto altro che prendere a picconate la fragile democrazia statunitense addottando una serie di provvedimenti che hanno messo in discussione la tenuta del fragile sistema democratico americano. Università, ricerca scientifica, sanità, giustizia e informazione sono stati colpiti da misure restrittive che minano la libertà accademica, la trasparenza scientifica, il diritto alla salute pubblica e la libera informazione. Tutti i provvedimenti di Trump, lontani dall’ideale di una democrazia liberale, sembrano piuttosto segnare una deriva autoritaria, in cui il potere politico si impone su settori cruciali per il benessere della società.
Attacco alle università e alla libertà accademica
Uno dei segnali più evidenti di questa tendenza è stato il ritiro di 400 milioni di dollari di fondi federali alla Columbia University. L’accusa? Non aver affrontato adeguatamente episodi di antisemitismo nel campus. Sebbene la lotta contro ogni forma di discriminazione sia doverosa, il taglio dei finanziamenti a un’istituzione accademica sulla base di una presunta "inazione" rappresenta un pericoloso precedente: il governo federale può punire le università che non si allineano alle sue direttive ideologiche.
Inoltre, le pressioni su progetti di ricerca che menzionano il cambiamento climatico hanno creato un clima di censura e autocensura tra gli accademici. Molti scienziati si sono visti ritirare fondi o sono stati costretti a riformulare i loro studi per evitare termini scomodi agli occhi dell’amministrazione Trump. L’eliminazione di parole chiave come “cambiamento climatico” e “diversità” dai materiali ufficiali del National Disaster Preparedness Training Center e dal programma di scambio Fulbright conferma la volontà di riscrivere la narrativa scientifica in funzione di una visione politica.
La ricerca scientifica sotto assedio
Le restrizioni non hanno risparmiato nemmeno la ricerca scientifica finanziata dallo stato. L’amministrazione Trump ha sospeso le revisioni delle sovvenzioni presso il National Institutes of Health (NIH), bloccando finanziamenti cruciali per la ricerca biomedica. Anche i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno subito un giro di vite sulle comunicazioni pubbliche, rendendo più difficile l’accesso ai dati sulla diffusione di malattie. Queste mosse hanno avuto un impatto devastante sulla trasparenza scientifica, ostacolando la capacità degli scienziati di fornire informazioni essenziali per la salute pubblica.
Sanità pubblica e deregulation ambientale: un binomio pericoloso
Non meno preoccupante è il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), avviato da Trump con l’Ordine Esecutivo 14155. Il ritiro mina la cooperazione internazionale in ambito sanitario e isola gli Stati Uniti dalle strategie globali di prevenzione e gestione delle epidemie. Inoltre, la decisione di eliminare la classificazione della violenza armata come crisi di salute pubblica ha cancellato un importante strumento di monitoraggio e prevenzione, rendendo ancora più difficile affrontare un fenomeno che ogni anno miete migliaia di vittime negli Stati Uniti.
A queste misure si aggiunge una massiccia deregolamentazione ambientale, che ha eliminato restrizioni sulle emissioni di mercurio e altre sostanze tossiche. Le conseguenze? Un aumento dell’inquinamento con effetti dannosi sulla salute pubblica, specialmente per le comunità più vulnerabili.
Attacchi all'indipendenza giudiziaria
Un altro degli aspetti più critici riguarda l'indipendenza del potere giudiziario. Il presidente Trump ha attaccato pubblicamente giudici federali che hanno emesso sentenze contrarie alle sue politiche, mettendo in discussione la loro legittimità e indipendenza. In particolare, ha proposto l'impeachment per giudici con cui era in disaccordo, sollevando timori di una potenziale crisi costituzionale. Trump ha l'opportunità di nominare oltre 300 giudici federali nei prossimi quattro anni, potenzialmente alterando l'equilibrio ideologico della magistratura. Questo potrebbe influenzare decisioni su diritti civili, sanità e altre questioni fondamentali, sollevando preoccupazioni su una possibile politicizzazione del sistema giudiziario.
Verso un futuro incerto
Il filo conduttore di queste politiche è chiaro: il controllo della narrazione accademica, la repressione della ricerca scientifica indipendente, la riduzione delle tutele sanitarie, la repressione sistematica del dissenso sono strumenti per consolidare il potere politico di un singolo uomo a discapito della democrazia. Gli Stati Uniti, da sempre considerati a torto ormai il baluardo della libertà e della ricerca scientifica, stanno scivolando in un modello in cui l’interesse politico prevale sul bene comune. Se queste tendenze non verranno fermate (ma da chi ? e come ?), il rischio è quello di un Paese sempre più autoritario alla faccia della democrazia. Ma se questa deriva si è insinuata in maniera così veloce forse la tanto democrazia statunitense è stata esaltata oltre le sue radici e si sta dimostrando debolissima e incapace ad arginare l’autoritarismo trumpiano.
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