Vai ai contenuti

Un altro passo verso la fascistizzazione della Repubblica Italiana

Salta menù
Salta menù

Un altro passo verso la fascistizzazione della Repubblica Italiana

Mio sito personale
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Sabato 05 Apr 2025 · Tempo di lettura 3:45

Il governo fascista di Giorgia Meloni e compagnia incapace di rispondere ai problemi del paese, si rifugia nell'unica politica che è in grado di esprimere: quella della repressione. Non sono in grado di dare risposte serie ai problemi del paese ? Allora faccio in modo di impedire le proteste contro questa mia inefficienza con misure repressive. Una strategia fascista, autoritaria, in perfetto stile Orban che lo stesso governo ammette senza alcun ritegno.
Raramente un ministro dell'Interno ha mostrato una simile trasparenza nel riconoscere che un provvedimento straordinario, come la decretazione d’urgenza, è stato utilizzato non per motivi di "straordinaria necessità", ma con un chiaro fine politico. "Volevamo dare tempi certi a provvedimenti per noi molto importanti", ha dichiarato il ministro Piantedosi, ammettendo che il ritardo delle discussioni parlamentari avrebbe rallentato l’approvazione del ddl Sicurezza, facendo ricorso a un decreto che ora è legge.
La giustificazione per l’urgenza? "Il Parlamento è il giudice ultimo", ha replicato Piantedosi, ma la realtà è ben diversa. Dietro la fretta c'è la volontà di dare una vittoria alla Lega e alle sue richieste, come il rafforzamento dei poteri delle forze dell'ordine, il trattamento delle borseggiatrici in gravidanza e la norma anti-Salis per liberare più velocemente le case occupate. "Un’altra promessa mantenuta!", ha esultato Matteo Salvini, che ha subito capitalizzato sul risultato, mettendo in evidenza le misure volute dalla sua parte politica.
Ma cosa nasconde realmente il decreto? Le modifiche al ddl Sicurezza approvato un anno e mezzo fa sono state ridotte a un decreto legge che, nonostante l’assenza di reale emergenza, è stato spinto attraverso il Consiglio dei Ministri con il pretesto di "norme necessarie che non possiamo più rinviare". Una retorica che nasconde ben altri scopi, come il rafforzamento della repressione e l’intensificazione delle pene per chi si oppone alle grandi opere o per chi protesta contro la disuguaglianza climatica. Il pacchetto Sicurezza, che riprende gran parte dei contenuti del ddl, viene presentato come una risposta alle esigenze di ordine pubblico, ma, sotto la superficie, si cela una vera e propria operazione politica.
Ciò che è interessante è la dinamica interna alla maggioranza di governo. La Lega ha voluto una serie di concessioni per il suo pacchetto di misure e, in cambio, ha accettato alcune correzioni sollevate dal Quirinale. Tuttavia, l’operazione non è priva di ambiguità: i sindacati delle forze dell'ordine ottengono maggiori tutele e poteri, ma non c’è nulla per migliorare le condizioni di vita dei cittadini, in particolare per quelli più vulnerabili. La legge si concentra sulla repressione, anziché sulle cause delle disuguaglianze sociali che alimentano il malcontento e la protesta.
Anche la premier Giorgia Meloni ha cercato di difendere il decreto come una necessità per "rispettare gli impegni presi con i cittadini", ma la sua posizione appare più un tentativo di consolidare il potere governativo che una reale risposta ai bisogni sociali. La "protesta" che il decreto vuole stroncare non è solo quella degli oppositori alle politiche economiche, ma anche quella di chi si oppone a scelte climatiche irresponsabili o a progetti infrastrutturali che compromettono l’ambiente.
Il bicchiere, purtroppo, resta mezzo vuoto. Le modifiche al testo non bastano a rendere il provvedimento più equo o giusto. Il decreto, pur se giustificato con l’urgenza, non è altro che una mossa strategica per ottenere un consenso politico immediato, senza affrontare le questioni fondamentali che richiedono un intervento serio. Le forze di polizia hanno maggiori tutele, ma non si vedono miglioramenti nelle politiche di giustizia sociale o nella protezione dei diritti civili.
In definitiva, ciò che emerge è una legge che rafforza la repressione e ignora le vere necessità del paese. Una legge che, con la scusa dell’emergenza, instaura misure che, lungi dal risolvere i problemi, li peggiorano. Il governo sta cercando di "far passare" un decreto che in realtà è solo un nuovo passo verso il rafforzamento del controllo sociale, mascherato da "sicurezza".


Non sono presenti ancora recensioni.
Voto:
Numero di voti:0
Voto:
Numero di voti:0
Voto:
Numero di voti:0
Voto:
Numero di voti:0
Voto:
Numero di voti:0
Torna ai contenuti