Lo Show di Pinocchio a Palazzo Chigi - Prima atto
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Venerdì 09 Gen 2026 · 3:45

Il 2026 inizia come era terminato il 2025: co la Presidente del Consiglio che vive in una realtà parallela. Alle domande o risponde con dati falsati oppure elude le domande ricorrendo ad una pratica nella quale è maestra: il vittimismo. Giorgia Meloni sceglie la via della maratona mediatica per blindare il racconto del suo operato. Tuttavia, analizzando i dati reali e le relazioni tecniche, emerge un quadro ben diverso da quello trionfalistico dipinto a favore di camera. Dietro le percentuali sbandierate si nascondono omissioni strategiche e promesse elettorali ormai polverizzate.
1. Il miraggio dell’occupazione
La Premier celebra con enfasi il "record storico di occupazione" e la discesa della disoccupazione al 5,7%. Un dato che, preso isolatamente, appare un successo. Peccato che la realtà sia fatta di chiaroscuri molto più cupi.
Secondo gli ultimi dati, l’occupazione è in realtà scesa di 34.000 unità rispetto al mese precedente. Il calo colpisce proprio le fasce più fragili: donne, giovani e lavoratori a termine. A preoccupare davvero è il numero degli inattivi: 12,4 milioni di italiani (il 33,5% della popolazione attiva) non lavorano e hanno smesso di cercare. Un Paese che si ferma non è un Paese che cresce.
2. Pensioni: l’eterno rinvio
"Abbiamo evitato l'aumento dell'età pensionabile", ha dichiarato Meloni. La verità è un semplice gioco di prestigio sulle date. Gli aumenti previsti non sono stati cancellati, ma solo spostati: un mese di aumento nel 2027 e gli altri due nel 2028.
Dopo anni di retorica sul "superamento della Fornero", la maggioranza si limita a calciare la palla in avanti, confermando di fatto l'impossibilità (o la mancanza di volontà) di intervenire strutturalmente sul sistema previdenziale come promesso in campagna elettorale.
3. Immigrazione: la magia delle percentuali
Il dato più distorto riguarda forse la gestione dei flussi migratori. Meloni ha parlato di un calo degli arrivi illegali superiore al 60%. Un numero impressionante, se non fosse che si riferisce al confronto tra 2023 e 2024.
Guardando al 2025, la realtà è immobile: gli arrivi sono passati da 66.617 a 66.296 unità. Un calo dello 0,48%. Presentare un successo passato come un risultato attuale è una manovra di distrazione di massa che non risolve l'assenza di una gestione strutturale dei flussi.
4. Il caso Paragon e lo spettro degli spyware
Sul fronte dei diritti e della libertà di informazione, la risposta della Premier al caso Paragon è stata un esercizio di vittimismo e distorsione. Meloni ha citato una relazione del Copasir vecchia di sei mesi per escludere l’uso dello spyware Graphite contro i giornalisti.
Tuttavia, analisi forensi recenti hanno confermato il contrario: il software è stato usato per spiare professionisti dell'informazione, tra cui il caporedattore di Fanpage. Invece di chiarire come uno strumento di Stato possa finire puntato contro la stampa, la Premier ha preferito deviare l'attenzione sui propri dati personali, eludendo una questione democratica fondamentale. Di fatto una conferma delle responsabilità del governo che d'altra parte è l'unico che poteva mettere in atto l'attività di spionaggio con quel software.
5. Coerenza e sicurezza: il caso degli "scintillii"
Persino sui temi apparentemente minori, come la proposta di vietare gli effetti pirotecnici nei locali chiusi dopo la tragedia di Crans-Montana, emerge una doppia morale. Mentre il Governo invoca divieti, si dimentica di menzionare che quegli stessi effetti venivano regolarmente utilizzati in locali legati a membri del governo, come il Twiga della ministra Santanché. Una "omissione comoda" che evidenzia la distanza tra il rigore sbandierato e le pratiche interne alla maggioranza.
Conclusioni
La conferenza stampa di inizio anno non è stata un momento di trasparenza, ma una costruzione artificiosa. Tra numeri selezionati a piacimento, promesse tradite e vittimismo strategico, il governo Meloni sembra più impegnato a gestire la propria immagine che a governare i problemi reali del Paese. L'Italia non ha bisogno di una narrazione creativa, ma di risposte concrete a una crisi che i dati, quelli veri, continuano a confermare.
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