Le bombe giuste e le bombe sbagliate: l'ipocrisia italiana ed europea
Pubblicato in Politica internazionale · Sabato 07 Mar 2026 · 2:30

C’è una strana elasticità morale nella politica internazionale. Un’elasticità che si allunga o si restringe a seconda di chi lancia le bombe.
Quando Israele bombarda Gaza da mesi riducendo intere città a cumuli di macerie, la parola che rimbalza nei comunicati ufficiali europei è sempre la stessa: “diritto alla difesa”. Quando invece l’Iran risponde a un attacco militare di Stati Uniti e Israele, la parola cambia improvvisamente: “attacchi indiscriminati”.
Ma il diritto internazionale, oltre a valere fino ad un certo punto, è diventato anche un’opinione ?
L’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite riconosce esplicitamente il diritto di uno Stato alla legittima difesa nel caso di attacco armato. Se dunque Stati Uniti e Israele colpiscono l’Iran – in violazione del diritto internazionale – è evidente che Teheran ha, formalmente, il diritto di reagire.
E invece qui entrano in gioco le grandi menti: il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola parlano con grande sicurezza degli “attacchi indiscriminati” dell’Iran contro paesi del Golfo o dell’area Nato.
Peccato che molti di questi episodi risultino, nelle stesse ricostruzioni ufficiali, molto meno lineari di quanto raccontato nei comunicati politici e la narrativa ipocrita è già pronta:
l’Iran attacca indiscriminatamente.
Curioso.
Perché, se si guardano i dati sui conflitti armati, la prospettiva cambia radicalmente.
Secondo l’organizzazione indipendente Armed Conflict Location and Event Data, nel 2025 Israele ha effettuato oltre 10.600 attacchi militari, colpendo sei paesi diversi: Palestina, Iran, Libano, Siria, Yemen e Qatar, oltre ad azioni contro navi umanitarie nel Mediterraneo.
Sanzioni europee? Nessuna.
Condanne politiche? Quasi inesistenti.
Accordi militari e memorandum di cooperazione? Quelli sì, continuano tranquillamente.
Nel frattempo, mentre si parla di “attacchi indiscriminati” iraniani, esponenti della politica israeliana promettono apertamente di radere al suolo villaggi libanesi come è stato fatto a Gaza.
E qui il problema diventa evidente: non siamo di fronte a un dibattito sul diritto internazionale.
Siamo di fronte alla sua applicazione selettiva.
Il diritto alla difesa diventa così una formula retorica da usare quando conviene. Una specie di lasciapassare morale che rende alcune bombe “difensive” e altre “criminali”.
Ma se il diritto internazionale smette di essere universale, smette anche di essere diritto.
Diventa soltanto politica di potenza travestita da legalità.
E allora la domanda non è più chi abbia ragione tra Iran e Israele.
La domanda è un’altra: il diritto internazionale vale per tutti o solo per gli alleati ?
Perché se vale solo per alcuni, non si chiama più diritto. Si chiama ipocrisia geopolitica.
In conclusione il diritto internazionale non è stato cancellato come molti sostengono ma viene evocato a piacimento che forse è anche peggio.
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