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Un governo inadeguato nel momento peggiore

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Un governo inadeguato nel momento peggiore

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Pubblicato in Politica interna · Lunedì 09 Mar 2026 · Tempo di lettura 2:30

C’è qualcosa di profondamente inquietante nel momento storico che stiamo vivendo. Non solo per la gravità della crisi internazionale — forse la più pericolosa dalla fine della Seconda guerra mondiale — ma per il livello di inadeguatezza della classe dirigente italiana chiamata ad affrontarla.

Gli Stati Uniti iniziano a bombardare l'Iran dopo aver ammassato da settimane portaerei e mezzi militari nel Golfo Persico, e quindi ci si aspetta che la diplomazia italiana si muova con prudenza, autonomia e lucidità.

E invece accade l’incredibile.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto vola privatamente a Dubai, proprio nel pieno del teatro della crisi, e finisce letteralmente bloccato mentre nella regione piovono bombe americane e missili iraniani. Non un funzionario qualunque: il ministro responsabile delle forze armate di un paese della NATO.

Un episodio che in qualsiasi democrazia matura avrebbe provocato un terremoto politico.

Ma la scena diventa quasi surreale quando interviene il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Intervistato sull’accaduto, dichiara con sorprendente serenità di non sapere nemmeno che il ministro della Difesa si trovasse da quelle parti. Poi conclude dispensando ai cittadini italiani presenti nell’area un consiglio degno di un manuale di banalità: quando vedete arrivare i droni, non state alle finestre. Come dire: quando avete sete, bevete acqua.

Il quadro si completa con il silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo giorni di bombardamenti da parte di Stati Uniti e Israele su Iran e Libano, con migliaia di vittime civili, la posizione ufficiale dell’Italia è che non ci sono ancora elementi sufficienti per esprimere un giudizio.

Non si tratta di essere di destra o di sinistra. Qui la questione è molto più semplice — e molto più grave.

Se una democrazia occidentale non ha nemmeno il coraggio di condannare bombardamenti unilaterali che violano apertamente il diritto internazionale, significa che qualcosa di profondo si è spezzato. Significa che stiamo buttando al vento ottant’anni di storia europea costruita proprio per evitare che la legge del più forte tornasse a governare il mondo.
Il problema non è solo questo governo. È il meccanismo che lo ha prodotto. Quando il sistema di selezione si indebolisce, i risultati diventano inevitabili: improvvisazione, provincialismo, incapacità di reggere la complessità del mondo.
Il cappellino MAGA mostrato con disinvoltura a Washington, il ministro della Difesa che si trova casualmente nel mezzo di un teatro di guerra, il ministro degli Esteri che non sa dove si trovi il collega, la presidente del Consiglio che evita una posizione chiara mentre esplode una crisi internazionale.

Non sono episodi isolati. Sono il sintomo di una crisi più profonda.
Si tratta di una democrazia che ha smesso di selezionare i migliori e quindi non perde solo efficienza: perde credibilità, autorevolezza.
E alla lunga, perde anche il proprio futuro.


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