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L'ipocrisia dell'occidente su Hormuz: il piano che ignora i responsabili della guerra

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L'ipocrisia dell'occidente su Hormuz: il piano che ignora i responsabili della guerra

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Pubblicato in Politica internazionale · Venerdì 20 Mar 2026 · Tempo di lettura 2:00


C’è qualcosa di profondamente stonato – quasi teatrale – nella dichiarazione congiunta di Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone sullo Stretto di Hormuz. Una coreografia diplomatica impeccabile, parole pesate, richiami al diritto internazionale… ma con un vuoto al centro: la realtà.

Si parla di “piano per garantire la navigazione”, di “sforzi necessari”, di “minaccia alla sicurezza globale”. Si punta il dito contro l’Iran, colpevole di bloccare lo stretto e destabilizzare i commerci. Tutto corretto, se ci si limita all’ultimo atto della scena. Ma chi ha scritto il copione ?

Perché la domanda vera è un’altra: come si è arrivati alla chiusura dello Stretto?

La risposta è scomoda, e proprio per questo assente nei comunicati ufficiali. La crisi è il prodotto diretto di un’escalation militare che ha visto protagonisti Stati Uniti e Israele, sotto la guida di Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Bombardamenti, attacchi mirati, pressione costante su Teheran e sul Libano: è da qui che nasce la reazione iraniana.
E allora il punto non è più tecnico, ma politico – e, volendo, anche morale.

Si può davvero parlare di “liberare” lo Stretto senza affrontare le cause che lo hanno chiuso ? Si può invocare la sicurezza della navigazione ignorando chi ha incendiato il mare agendo in perfetto stile terrorista ?
Il paradosso è evidente: si costruisce un piano internazionale complesso, si mobilitano flotte, si evocano risoluzioni ONU… quando la soluzione più immediata sarebbe una sola: fermare l’escalation militare. Fermare i bombardamenti. di Usa e Israele

In questo quadro, l’iniziativa dei sei Paesi appare per ciò che è: un’operazione politica e ipocrita che evita accuratamente di chiamare in causa gli alleati occidentali. Si condanna la risposta, ma si tace sull’azione che l’ha provocata. Si stigmatizza il sintomo, ma si protegge la causa.
Condannare chi reagisce. Giustificare – o ignorare – chi attacca.
Un ordine internazionale basato su regole vale solo se le regole valgono per tutti. Altrimenti non è più ordine. È schieramento. E' caos


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