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Le accise: la madre di tutte le prese per i fondelli del governo Meloni

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Le accise: la madre di tutte le prese per i fondelli del governo Meloni

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Sabato 21 Mar 2026 · Tempo di lettura 2:00


C’è una promessa che più di tutte brucia ancora oggi. Non è solo quella sulla legge Fornero. È quella, semplicissima e potentissima, sulle accise.

Giorgia Meloni vinse le elezioni del 2022 anche grazie a un video diventato virale: 50 euro di carburante, 35 allo Stato, 15 al distributore. Una denuncia chiara. Una promessa altrettanto chiara: eliminare le accise.
Poi arriva al governo. E cosa succede?

Succede che le accise non vengono eliminate. Anzi: aumentano. Vengono cancellate le riduzioni introdotte durante il governo Mario Draghi per affrontare la crisi legata alla guerra in Ucraina.

Non basta. Qualche mese fa arriva un altro intervento: aumento delle accise sul gasolio per “allinearlo” alla benzina. Una scelta che colpisce direttamente milioni di cittadini, lavoratori e imprese.
E arriviamo a oggi.

La nuova crisi internazionale — con il conflitto in Iran dopo le azioni criminali degli Stati Uniti guidati da Donald Trump e di Israele — fa impennare il prezzo del petrolio. L'Iran blocca lo stretto di Hormuz, il mercato reagisce, i carburanti volano.
Per settimane il governo resta incerto, silenzioso, quasi paralizzato. Poi, improvvisamente, arriva la “soluzione”: taglio delle accise di 25 centesimi. Ma solo per 20 giorni.

A prima vista, qualcuno potrebbe pensare: meglio di niente. Ma la domanda vera è un’altra: chi paga? La risposta è semplice, e anche un po’ amara: paghiamo sempre noi.

Perché quei centinaia di milioni necessari a finanziare il taglio non arrivano dal nulla. Arrivano da tagli ai ministeri. Sanità, Istruzione, Università, Infrastrutture.
In altre parole: ti tolgo con una mano e ti restituisco con l’altra, ma nel frattempo ti ho già fatto pagare il conto.

È questa la presa in giro: trasformare una promessa di abolizione in un gioco di prestigio contabile.

E allora la domanda finale resta lì, inevitabile:
Possiamo davvero fidarci, su riforme fondamentali come la Costituzione, di chi ha trasformato una promessa così chiara in qualcosa di così diverso che si traduce in: presa per i fondelli ?
Decidere spetta a ciascuno di noi.


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