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Dalla campagna elettorale a Palazzo Chigi: il limite di Giorgia Meloni al governo

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Dalla campagna elettorale a Palazzo Chigi: il limite di Giorgia Meloni al governo

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Venerdì 10 Apr 2026 · Tempo di lettura 2:45


Giorgia Meloni si presenta alla Camera e dopo pochi minuti rivela la sua statura istituzionale: "E' ancora lunga raga". Si potrebbe chiudere qui per capire che la carciofara della Garbatella non ha e non ha mai avuto l'autorevolezza per governare ed i risultati di questi quattro anni ne sono la conferma. Non è solo una questione di stile: è il segno di una distanza mai colmata tra ruolo e interpretazione del ruolo.

Il suo intervento è sembrato ancora una volta quello di una leader di partito in campagna elettorale permanente, più che di una presidente del Consiglio chiamata a rendere conto al Parlamento. Un discorso “piccolo così”, fatto di costruzioni retoriche sospese, incapaci di affrontare i nodi reali: dalla sconfitta referendaria alla crescente instabilità internazionale. Per non parlare delle faccette e dei sorrisetti quando replicavano i parlamentari della opposizione. Un atteggiamento irrispettoso e insofferente alle critiche.

Sul piano internazionale poi il silenzio è diventato assordante. Nessuna riflessione seria, nessuna presa di distanza, nessuna assunzione di responsabilità in merito ai due criminali Donald Trump e Netanyahu. Eppure parliamo di uno scenario globale in tensione, con equilibri sempre più fragili e decisioni che pesano anche sulle tasche degli italiani — basti pensare all’aumento del costo dell’energia, citato ma mai spiegato fino in fondo.

Poi c’è la politica interna, dove il copione è ancora più prevedibile. Sicurezza, immigrazione, lavoro: temi evocati come slogan più che affrontati come problemi. Il riferimento al Decreto Caivano diventa emblematico di una narrazione che cambia a seconda della convenienza, mentre il racconto sull’occupazione evita accuratamente di dire che sì, i numeri possono anche crescere, ma il potere d’acquisto delle famiglie continua a erodersi.

E qui si entra nel territorio più scivoloso: quello delle affermazioni difficili da sostenere. La riduzione dell’immigrazione, la diminuzione delle morti in mare: slogan forti, ma smentiti dai dati ufficiali. Nei primi mesi dell’anno, secondo il Ministero dell’Interno, le vittime nel Mediterraneo sono aumentate in modo drammatico circa il 152%. Una realtà che stride con la narrazione trionfalistica del governo e che pone interrogativi seri sull’efficacia — e sull’umanità — delle politiche adottate.

In questo contesto, il continuo richiamo ai governi precedenti suona sempre più come un riflesso automatico, un alibi logoro. Dopo quattro anni a Palazzo Chigi, l’argomento del “non è colpa mia” perde qualsiasi credibilità.

Il punto, alla fine, non è nemmeno stabilire se Giorgia Meloni sia brava o meno nella comunicazione politica — su quel terreno si muove con abilità. Il problema è un altro: governare non è fare campagna elettorale. Governare significa assumersi il peso delle scelte, affrontare i problemi senza scorciatoie narrative, dire anche ciò che non conviene.
E oggi la domanda resta sospesa, più attuale che mai: gli italiani continueranno a credere a questo racconto, o inizieranno a guardare oltre le parole, dentro quel vuoto d’aria che sempre più spesso le accompagna ?


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