Il paradosso dell'opposizione: alla ricerca di un premier che la Costituzione non richiede
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Domenica 12 Apr 2026 · 2:30

C’è qualcosa di profondamente contraddittorio – quasi una schizofrenia politica – nel comportamento dell’attuale opposizione in vista delle prossime elezioni politiche.
Da un lato, milioni di italiani hanno appena lanciato un messaggio chiarissimo con la vittoria del No al recente referendum costituzionale: prima di pensare a cambiare la Costituzione, applicatela fino in fondo. Non è la prima volta che accade. È la terza. E ogni volta, passato il sollievo per il pericolo scampato, la politica torna esattamente al punto di partenza, come se nulla fosse successo.
Dall’altro lato, lo stesso centrosinistra – o “campo largo”, come ama definirsi – si sta avvitando in un dibattito sterile, alimentato più dai media che dalla realtà: la spasmodica ricerca di un candidato premier. Una ricerca inutile. E, soprattutto, fuorviante.
La Costituzione italiana è chiarissima: siamo una Repubblica parlamentare. Questo significa che gli elettori non scelgono né il governo né il suo capo. Le elezioni servono a determinare la composizione del Parlamento. Punto. Sarà poi il Presidente della Repubblica, dopo le consultazioni, a incaricare un Presidente del Consiglio che dovrà ottenere la fiducia delle Camere. Il governo, quindi, non “esce” direttamente dal voto popolare. Nasce dalle maggioranze parlamentari. E allora perché questa ossessione per il “candidato premier” ?
Eppure, nonostante questa consapevolezza costituzionale, il dibattito continua a girare a vuoto sotto la spinta dei mezzi di informazione che, come spesso accade, in questo caso fanno solo disinformazione. C’è chi spinge per le primarie a tutti i costi, chi lancia autocandidature, chi prova a costruire percorsi paralleli. Il risultato? Una coalizione che rischia di discutere per mesi di leadership senza aver ancora definito una visione comune. È un copione già visto. E pericoloso.
La verità è molto più semplice – e a volte molto più scomoda. Il centrosinistra non ha bisogno di un “capo popolo”. Ha bisogno di idee chiare, di un programma credibile, di una visione del Paese. Ha bisogno di ricostruire un rapporto con gli elettori che vada oltre i nomi e le leadership. E questo rapporto passa prima di tutto dal rispetto della Costituzione.
Anche perché la stessa esperienza recente lo dimostra: nel 2022 il centrodestra non si presentò con un candidato premier formalmente designato dagli elettori, ma con un accordo politico. E fu sufficiente. Continuare a inseguire modelli che non appartengono alla nostra architettura costituzionale significa cadere in una trappola. Una trappola mediatica, prima ancora che politica.
La strada da percorrere dovrebbe essere un’altra: costruire un programma forte, un’alternativa credibile, e presentarsi agli elettori con la massima unità e chiarezza possibile.
E magari, una volta tanto, prendere sul serio il messaggio che i cittadini hanno già mandato.
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