Giorgia e gli uomini: una storia complicata ... non solo in politica
Pubblicato in Politica interna · Mercoledì 15 Apr 2026 · 2:30

C’è un filo rosso – o forse sarebbe meglio dire rosa shocking – che attraversa la parabola politica e personale di Giorgia Meloni: il rapporto complicato con l’altro sesso.
Non è gossip, sia chiaro. È quasi una categoria interpretativa.
Tutto comincia con la vicenda Andrea Giambruno, archiviata con un congedo rapido e inevitabile dopo una serie di uscite televisive che definire imbarazzanti è un esercizio di diplomazia. Fine della storia privata? Non proprio: più che una parentesi, sembra l’inizio di una tendenza.
Perché da lì in avanti è stato un susseguirsi di “uomini scelti male”. Ministri, sottosegretari, fedelissimi: uno dopo l’altro (Sangiuliano, Pezzollo, Del Mastro, Nordio, Piantedosi) diventano problemi da gestire, casi da spegnere, nomi da sacrificare. Una selezione che più che una squadra di governo ricorda un casting andato storto.
E poi c’è il capitolo internazionale, dove la faccenda si fa quasi letteraria.
Prima Viktor Orbán, sostenuto con entusiasmo e in maniera mai vista, finito poi politicamente ridimensionato. Poi soprattutto Donald Trump: il modello, il riferimento, quasi il mentore a distanza. Viaggi, endorsement, sintonia ostentata. Una relazione politica costruita con cura… e crollata alla prima vera divergenza.
Perché con Trump funziona così: finché annuisci sei un leader straordinario, al primo sopracciglio alzato diventi “inaccettabile”. E Giorgia Meloni questo lo sapeva benissimo. Per questo ha esitato tanto prima di criticarlo. Per questo ha provato a tenere insieme tutto: fedeltà, prudenza, silenzi strategici. Ma dopo il crollo di due (Patria e Famiglia) dei suo tre mantra ha cercato di difendere l'ultimo rimasto in piedi, Dio appunto.
Ma a un certo punto la realtà presenta il conto.
E così la leader che voleva stare nel “board della pace” con Trump e Orbán si ritrova improvvisamente sola, costretta a prendere le distanze proprio da quell’uomo a cui aveva legato una parte della sua credibilità internazionale.
A questo punto la domanda sorge spontanea: è davvero solo sfortuna?
Oppure c’è qualcosa di più profondo in questa sequenza di relazioni politiche (e non) che iniziano con grandi aspettative e finiscono male?
Forse il problema non sono “gli uomini”, ma il tipo di rapporto che si costruisce con loro: spesso basato su fedeltà personali più che su autonomia politica. E quando l’equilibrio si rompe, il conto è sempre salato.
Intanto, mentre le relazioni si sfilacciano, resta un dato: la prima donna Presidente del Consiglio italiana si trova a gestire non solo un’opposizione agguerrita, ma anche una lunga serie di alleati – ed ex alleati – che si trasformano in problemi.
Più che una crisi di governo, sembra una crisi di coppia permanente.
E a questo punto viene da chiedersi se, più che cambiare gli uomini, non serva cambiare metodo.
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